mercoledì 26 settembre 2007

Caravaggio.....


" ..... sono un narciso in cerca d'uno specchio d'acqua ..... "

venerdì 21 settembre 2007

incanto


fatemi a pezzi

Sento l’eco agghiacciante dei pensieri, in questa notte che rischia di spegnermi ad ogni istante. Gioco a proiettare una mia immagine in questa bacheca. Come dar vita ad un’illusione, come offrire un corpo a voi, ignari amici affamati. Per salvarmi, questa notte, ho bisogno dei vostri morsi affilati, dei vostri sguardi crudeli. Ho bisogno di sanguinare. Ho bisogno dei vostri denti che lacerino la mia carne, ho bisogno di sentire tutto il vostro odio rovistarmi dentro, come un avvoltoio voluttuoso. Ho bisogno di essere sbranato da una muta di cani rabbiosi. Oh, sorrido perché so che non ne sarete capaci. Hey,dico a voi cazzo! E chi più mi conosce, chi più mi apprezza, affondi ancor più le sue zanne sanguinarie. Ve ne prego, non abbiate pietà e ve ne sarò grato fino in fondo. Riducetemi in caldi brandelli sanguinolenti, fatemi a pezzi cazzo! Non voglio spegnermi questa notte.

lunedì 17 settembre 2007

non so cosa... scrivere

eccomi qui,alle cinque del mattino,apparentemente con la testa sgombra. solo un'illusione, svegliarsi presto sperando di anticipare tutti quei pensieri che gravano sul mio animo come un cielo plumbeo, carico di pioggia, su un' ignara città impassibile. volevo scrivere qualcosa ma non so cosa. ed ora è tardi. il momento migliore è andato, fuggito via per sempre. tutto ora può iniziare, le maschere prendono a danzare, la commedia conosce il suo nuovo giorno. addio

mercoledì 8 agosto 2007

contro l'omologazione dettata dalla società

In difesa dell’unicità caratteriale ovvero contro l’omologazione dettata dalla società.

Il comandamento secondo il quale dovremmo essere tutti belli e palestrati, dinamici, sorridenti e perennemente ben pettinati come tanti ospiti-concorrenti di un qualsiasi programma televisivo ci viene propinato in maniera così martellante e luminosa che si è radicato nei cervelli della maggior parte delle persone. Oggigiorno l’aspetto esteriore è tutto. Penso al giudizio del grande Francesco De Sanctis sulla letteratura italiana secentesca: diceva il critico, nel suo insuperato capolavoro, che ad un certo punto la forma comincia ad avere più peso del contenuto, fino a quando la forma diventa il contenuto, ovvero fino a quando l’eleganza stilistica diventa il contenuto stesso dell’opera artistica ( si pensi all’opera del Marino per esempio). Si badava esclusivamente alla musicalità delle parole, all’eleganza formale, fino a quando la musicalità prese del tutto il sopravvento e nacque il melodramma. Mi è venuto in mente il De Sanctis perché, in fin dei conti, anche la mia riflessione sui giorni nostri giunge alla conclusione che la forma sta prendendo il sopravvento sul contenuto. Si è persa l’abitudine a guardare profondamente le cose, ad oltrepassare la soglia del mero aspetto esteriore. Un’occhiata e via, non c’è tempo per sondare, per scandagliare le cose che ci attorniano. E in quest’ottica del “uno sguardo e via” è ovvio che l’aspetto esteriore acquista un’importanza capitale. E la stessa miopia ridimensiona lo sguardo anche quando questo è rivolto a noi stessi. Non c’è tempo per riflessioni profonde, meglio correre e fingere di essere felici. Vedo l’introspezione, a me tanto cara, vacillante sotto i colpi mortali inflitti dalla superficialità dilagante.
E’ probabile che a molte persone lo stereotipo della persona felice-abbronzata-e-contenta calzi a pennello o, meglio, rispecchi le aspettative, i desideri, rappresenti la felicità stessa. Non sopporto chi pensa, però, che debba essere così per tutti. L’unicità caratteriale, una cosa bellissima, va rispettata senza indugi. Ben venga chi è propenso, per natura, all’introspezione o alla malinconia, alla riflessione, al silenzio, alla solitudine. Queste che ho citato sono attitudini pregevolissime, non comportamenti al limite del patologico come la società vorrebbe farci credere. Ovvio che una persona tendenzialmente introversa, intelligentemente solitaria e malinconica diviene un consumatore di scarso livello, in quanto poco recettivo nei confronti dei messaggi che la società vorrebbe inculcare a tutti quanti. E allora giunge la demonizzazione, l’appiccicare addosso, a chi non è, e non sogna di essere, bello-sorridente-e-abbronzato , l’etichetta di povero sfigato o anormale etc.

Non è certo mia intenzione giocare a fare il reazionario o l’anticonformista a tutti i costi. Dico solo che, a quanto pare, i belli-e-sorridenti dallo sguardo miope additano gli altri come poveri sfigati. E una società in cui avviene questo, bè, nutre in seno qualcosa di malato. Punto e basta.

martedì 17 luglio 2007

sogno

Fluiscono con liquido ardore i riverberi del tuo ricordo. Un giorno, se non sbaglio, sei stato il mio unico grande amore, ora perdo la lucidità, scorre via taciturna senza alcuna pietà, sgocciola via, mi abbandona, il pensiero della mia provvisoria verginità.
Come un gas m’intontisce il tuo ricordo, il pensiero s’impregna di quella tua luce che è una scia da seguire ad occhi chiusi, una finzione che non gradisce alcuna voce, mi rende sordo come un granello in un oceano di pace. Ancora una volta mi sto spegnendo come un semplice giorno, evaporo e sogno la luna, muoio poi torno, come un sogno scarno senza paura.

domenica 8 luglio 2007


la leggerezza dei tuoi discorsi
la mia paura di scoprire
che poi tu voli
è l’assoluta tenerezza
delle illusioni
mi fa sentire le tue ali
le mie ore migliori

è così raro che non ci credi
è così vero che non lo vedi

è l’assoluta tenerezza
dei miei sogni
mi fa scoprire tutti i segni
dei miei ricordi
fatti sentire
lasciati abbracciare
sommessamente piccolina
senza farti male
proprio così le mie illusioni
esploderanno in un secondo



(...niente di definitivo come le cose provvisorie..)
Un attimo perso nell'azzurro,nel divino...



Spiaggia,steso col naso all’insù. Per un attimo una nuvola si frappone fra me e il sole consentendomi di aprire gli occhi. Mi si apre il sipario, cielo terso d’un turchese cristallino che sfuma a tratti sul bianco, a tratti sul grigio chiaro.
Immagino la mia ascensione, il cielo mi chiama e comincio a salire, come richiamato da un’esalazione divina, il mio corpo, disteso supino, fluttua e questa scena annulla ogni cosa nel raggio di chilometri.
Continuo a salire, lento e sinuoso, senza peso, composto, con solenne immobilità, richiamato, bramato, inalato dall’azzurro che è il colore della volontà di Dio.
Non so quanto tempo sia trascorso per voi rimasti laggiù.
Il sole ricompare e devo chiudere gli occhi. Giù il sipario. La mia ascensione si interrompe. Tra l’indifferenza di tutti.

sabato 7 luglio 2007

Eri così bella

Immagino la tua bocca
i tuoi spasmi che non si sanno fermare
credo nelle tue buone intenzioni
quelle tue parole che ti fanno perdonare
le tue ferite senza sangue
quelli sguardi chiusi,di nessuno
la dolcezza così secca

Qualcuno tra noi due può farsi male
due sconosciuti illusi
malati d'indifferenza
pochi minuti al sole
perduti in un mare di sofferenza

Ed io mi chiedo se la tua esistenza
sia solo un ciglio di finta importanza

E' la lontananza la sacra essenza
che fa brillare di tua presenza
i miei momenti di pio candore
che non sanno andare in nessun altrove

E anche questo è amore e non so il perchè
ti voglio vicina e voglio anche me
ti voglio guardare e non lo sai accettare
vorrei farti capire
che tutto vien da sè

Mi dispiace che sono ancora qui a parlare
ma eri così bella
nella tua semplicità
una fiammella nella notte
una scintilla di felicità
che se ne va
poco a poco


(Follonica, 7 luglio)

lunedì 2 luglio 2007

mare

Ho abolito la ricerca del piacere. Dalla mia finestra si vede il mare. Un mare spirituale rigonfio di muscoli e sospiri, ridondante sangue come una collerica gelosia sazia di vino ed eternità.

Il cielo immalinconito si addormenta come neve di notte. Sono una luce intermittente sola come una scusa senza una ragione. Nessuno è stato invitato. Vetri si aggirano nel mio silenzio come braci nella capanna di nuvole e fuoco. Un mistico irradiamento pervade il mio libro fatto di sesso e rifiuti, tuoni di smalto e piccole esplosioni esalate direttamente dalle stelle che no, non vogliono lottare per le mie stupide bugie crudeli. I giorni diventano fiumi di cenere che no, non vogliono travolgere i festini rumorosi come sogni disonesti.

Ho abolito la speranza. Le sue dita portano anelli di vergogna. Legioni di pietre friabili come marginali ringraziamenti, come palazzi dimenticati scortano i miei momenti ricchi di illusioni, reali come granai di campagna.

Mio caro sconosciuto, non scorderò mai le tue dita fatte di profumo e di voci che rotolano come granelli di sabbia in fondo alla bianca tempesta di insonnia e morfina. Questo è il festino che ho pensato per te, mio cortese fratellino di bucolica memoria.

Il pensiero travolge il firmamento dell’anima, sto solo cercando di impazzire, non sono mica matto! Sto cercando di impazzire immaginando i colori della follia, seduto in qualche posto, in questa mia scompigliata stagione miracolosa come un bicchiere che cresce alla maniera di un sacro incenso nella cattedrale fiorita dell’animo, degli angeli e della Vergine. Ave Maria, ave Maria.

martedì 26 giugno 2007

L'indifferenza

Fuoco alle polveri! Che esploda il mio corpo e la sua condanna. Ho dentro il giallo fuoco degli angeli e lingue assassine che scorticano la verità scarnificando un corpo che è dieci volte malato.
Oh quanto mi odio perché non mi siete del tutto indifferenti.
L’acqua salata, che sgorga dalla mia indifferenza, inasprisce echeggianti ferite. Che esploda il mio corpo ferito! Che esploda in un sordo e buio boato di odio!
Sfinito dagl’incessanti vaneggiamenti di cento ancelle dal volto di cera, elaboro inutili teorie acide come risate scappate via dai sogni.
Resto in vita solo per non scappare dalla parte oscura che da tempo brama i miei cieli e i miei prati, non ci sono folli bambole a cantarmi ninnananne, non ci sono eccentriche melodie ad accarezzarmi mentre dormo.
Oggi abbandono ogni conoscenza e divento il più amabile dei ciarlatani, un esecrabile ammasso di stracci che si consuma tra piogge e fiori colorati, un uomo invisibile che rifiuta di dormire, non vuole più chiuder gli occhi.
Alla spalla destra porto uno sciame di verdi api febbricitanti sempre in cerca dell’ombra della luna, della lingua della morte, di dolci pestilenze più attraenti delle vergini spose rivestite di gelo, infarcite di fuoco.
Oh che crudele e fiammeggiante apparizione divento per i docili sguardi ambulanti che si trascinano per le vie del fango e dell’oro, la mia dimora sia un bordello sempre aperto, l’ora della seduzione la mia dama allettante odorosa di peste e fatica.

domenica 24 giugno 2007

T.S. Eliot


...questa è la terra morta

questa è la terra dei cactus

qui le immagini di pietra

sorgono,e qui ricevono

la supplica della mano di un morto

sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo.


è proprio così

nell'altro regno della morte

svegliandoci soli

nell'ora in cui tremiamo di tenerezza

le labbra che vorrebbero baciare

innalzano preghiere a quella pietra infranta....


(da "gli uomini vuoti" ,Thomas Stearns Eliot)

venerdì 22 giugno 2007

...lamiastagione

...Sono anni che cerco di delineare un semplice silenzio, descriverlo, tratteggiarlo, dipingerlo, farlo respirare, amare, scriverlo…
Ero giovane come un cielo lontano senza uccelli, le uniche sorelle che ascoltavo erano le ombre di voci gioiose che si slinguazzavano con la morte, placida come un relitto nel fondale.
Ricordo le sottili amarezze con cui per gioco mi punzecchiavo distratto, colorando di perverso rosso acceso i piccoli piaceri che scoppiettavano nel buio delle notti come esagitate scintille impazzite.
Conosco la bramosia del demonio che dorme, i castelli che sorgono su angosce e spaventi e tiranniche eleganze, le pallide manie distruttive dell’amore che, come disarmoniche orde di selvaggi irrompono fiancheggiando giornate flaccide come donne vergini alla sofferenza.
Ah la mia cara infanzia luttuosa e delirante, una stanza semibuia e impolverata che non disdegna di accogliere il suo fiammeggiante astro atroce di bellezza incomprensibile ai più…
Ai margini della strada ho più volte visto il vento del crimine, sporco e ignobile e indegno delle trasparenti gocce mattutine che fluttuando tremolanti conducono soavemente tra le gambe umide di profonde tenerezze.
Le piogge ardono di passione, brulicano sospiri velenosi con incedere primaverile, gli addii si annidano tra le pieghe delle ore come neve sulle orme dei viandanti…

domenica 17 giugno 2007

un giorno d'estate

un giorno d’estate
ti amerò ancora
sarà il mio ultimo giorno d’amore
spirerò guardandoti
come solo io so fare

ti guarderò
e sarai quello che non sei mai stata
per nessuno

mia bianchissima fanciulla
mentre m’incanto fissandoti
mi spengo
e il mio sguardo non morirà mai

gli occhi miei
chiudendosi per l’ultima volta
racconteranno che niente han visto come te
diranno che avran vissuto per te
e tutto il resto
è stata solo roba inutile
perché veramente felici
son solo gli occhi
che amano
o hanno amato

adesso muoio guardandoti
amandoti
e per questo sono vivo
in quest’ultimo giorno d’amore

e penso che ho vissuto
desiderando solo te

mio dolce amore
spiro guardandoti
come nessuno ti ha mai guardata
e il mio sguardo
non morirà mai

sabato 16 giugno 2007

Il vecchio zio buk...



"Il genio e' un uomo capace di dire cose profonde in modo semplice."





"La gente e' il piu' grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto."


"L'anima libera e' rara ma, quando la vedi, la riconosci, soprattutto perche' provi un senso di benessere quando gli sei vicina"


( Charles Bukowski)