Probabilmente penserete “ma come fa questo qui a sapere/conoscere fatti e persone del nostro mondo se da tempo è rinchiuso nella sua celletta oscura?”. Qua le cose si sanno. Però, a quanto pare, poco prima di veder la luce del sole, subirò un trattamento che mi ridonerà una sorta di verginità mnemonica, mi offriranno un bel sorso d’acqua del fiume Lete, il fiume dell’oblio citato nelle ultime pagine de La Repubblica di Platone, e la mia intelligenza assumerà le sembianze di un foglio bianco, pronto ad accumulare nozioni ed esperienze, positive e negative. In rari casi succede che le acque dell’oblio lascino qualche sprazzo di reminiscenza, così avremo qualche uomo che potrà donarci alcuni lampi d’infinito senza sapere da dove gli vengano certe conoscenze, certe intuizioni. Parlo di uomini dalla mente particolarmente aperta, priva dei dozzinali steccati che normalmente limitano le menti comuni. Alcuni esempi?
Il poverello d’Assisi, vissuto a cavallo tra il 1100 e il 1200, che scambiò le sue vesti con quelle di un mendicante e si mise a chiedere l’elemosina davanti alla porta di San Pietro, che abbracciò e baciò i lebbrosi, che rievocò la nascita di Gesù dando origine alla tradizione del presepe, che quietò e ammansì un lupo per le vie di Gubbio, che visse da pazzo, da giullare, da vero e meraviglioso sovversivo e che sposò l’umiltà come mai nessuno fece.
Il sommo poeta, nato a Firenze una quarantina d’anni dopo la morte del santo di Assisi, che scrisse quella che il dottissimo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges definì “il più grande capolavoro che mente umana abbia mai creato”, un viaggio raccontato in terzine incatenate di versi endecassilabi, un viaggio, attraverso i tre mondi dell’aldilà, intriso oltre che di spiritualità di chiara ispirazione cristiana anche di tutto ciò che permeava la vita a quei tempi, guerre e politica, cocenti passioni e religiose devozioni, aperture cosmologiche e tentativi di scientifiche spiegazioni di fenomeni naturali. Un viaggio con lo scopo ultimo di illuminare la via per la redenzione dell’umanità tutta.
E, visto che ho citato il santo d’Assisi, a Francesco s’interessò anche uno scrittore tedesco nato nel 1877 che, oltre a scrivere un saggio biografico sul giullare di Dio scrisse anche di una persona dilaniata dal conflitto interiore tra l’uomo e il lupo che albergano al suo interno, il lupo della steppa. E, parlando di questo dissidio tra l’uomo razionale e civilizzato e il lupo selvatico e viscerale, il pensiero corre naturalmente alla felicissima intuizione del filosofo nato a Rocken, nei pressi di Lipsia, nel 1844, che dimostrò come la tragedia greca, e dunque tutta l’arte occidentale, nasca dall’insanabile dualismo tra l’apollineo e il dionisiaco. E, a proposito di tragedia, mi viene in mente che questi esseri hanno fondamentalmente due vie per vivere (e morire): una via è la mimetizzazione nella società grigia e mediocre, l’altra è vivere (e morire) tragicamente: come Francesco, che mandò all’aria tutti le comodità che la sua condizione agiata poteva concedergli, come Dante che morì in esilio, come Nietzsche (o anche Hermann Hesse) che fu etichettato come pazzo dai suoi contemporanei. E come il signor James Douglas Morrison, che cercò di conciliare le due vie, quella della mimetizzazione e quella del viver tragico ma poi, rendendosi conto che alla fin fine era cosa impossibile, si abbandonò alla tragedia e divenne una moderna incarnazione del dio tragico delle baccanti.
mercoledì 20 agosto 2008
lunedì 11 agosto 2008
.....
"Il vero poeta è una verità abbigliata in modo bizzarro, un paradosso apparente, che non vuole venire in contatto con la folla, che corre verso l’oriente estremo quando i fuochi d’artificio sono lanciati a ponente."
(Charles Baudelaire)
(Charles Baudelaire)
venerdì 1 agosto 2008
Un anno fa...
Ho trovato queste parole scritte un annetto fa, tempi di stress e superlavoro... fanculo a quel postaccio di merda, in cui ho passato tante di quelle ore in tre anni e mezzo d'inferno...
Che stanchezza! Da diversi giorni non vedo la luce del sole, lavoro quattordici ore filate al giorno, esco di casa alle 6 del mattino e rientro alle 22. Doccia, cena ( abbondante a approssimativa) e letto. E sveglia. E ancora. E ancora. Nei pochi momenti liberi, mentre mi reco sul posto di lavoro o mentre torno a casa, musica. Musica. I’m a back door man, the men don’t know but the little girl understand. Five to one, people are strange (the doors). L’uscita di scena, cara è la fine ( marlene kuntz). Sing , the humpty dumpty love song (travis). A wolf at the door, sulk ( radiohead). Hungry like the wolf ( the hole). Territorial pissings, penyroyal tea (nirvana). Sweet release, angel mine (inger lorre).
Mentre lavoro, nei momenti di pausa, mi chiedo se valga la pena di fare questa vita. Perché questa vita? Sono circondato da piccole personcine sbiadite. L’unica certezza è la grande fortuna di non essere come loro. Questa è la fortuna che annienta ogni avversità, annichilisce ogni ostacolo terreno. Non prendere l’acme, Eugenio, trovami un modo semplice di uscirne (verdena). Neither can I ( slash’s snakepit). Tarantula (smashing pumpkins). Coma , nightrain (guns’n’ roses). Wild hearted son, born to be wild ( the cult). Time (tom waits).
Non ho neanche il tempo di dare forma scritta ai miei pensieri. Giusto qualche foglietto sparso e pieghettato che tengo in tasca e imbratto quando posso. Sono fuori da ogni cosa, schiavo del lavoro, arruolato nell’esercito dei senza tempo. Sister morphine, symphathy for the devil (rolling stones). C’mon billy ( p j harvey). Sgt pepper’s lonely hearts club band ( the beatles). Gloria (patti smith). Black gold (soul asylum). Ci sono delle volte in cui vorresti mandare tutti quanti a cagare. E vorresti volare, volare lontano sino a divenire un intoccabile punto distante, come un battello perduto nel mare. Alla deriva. Perduto. Nel mare. Tra qualche giorno vado in sardegna. A riposare. A naufragare. Nel riposo totale. The koln concert part I (keith jarrett). Your ghost ( kristine hersh). La donna cannone ( f de gregori). Just won’t burn (susan tedeschi). Bare, to wish impossible thing ( the cure). 12 linee, mother (ritmo tribale). Hallelujah (nick cave). Coda di lupo, il pescatore ( f de andrè).
La moltitudine è uno straniero col cappello e il mantello nero come pece. Si accompagna all’ignoranza che rende sordi e ciechi e che fa gridare per non far sentire la sua voce. Tutto tace come in un giorno ibernato senza luce, come un gioco di sottili specchi, di riflessi opachi. L’arroganza cade come pioggia, caustica come calce, obnubilante come spessi vetri sporchi. La gioia ha frecce invisibili, la divinità mille facce. Sono solo nell’oscurità crudele e preziosa. Assuefatto alla negatività, amo il buio come una stella nera, voglio fare l’amore cadendo a terra come una lacrima amara. Rain when I die (alice in chains). Violently happy ( bjork). Buttercup ( brad). Child of mine,tapestry ( carole king). Illegal I song ( velvet revolver). Spark, crucify ( tori amos). Scorn not is simplicity ( sinèad o’ connor). Cry baby ( janis joplin). Suicide solution ( ozzy osbourne).
martedì 29 luglio 2008
Le lettere d'amore
Tutte le lettere d'amore sono ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero ridicole.
Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,come le altre,ridicole.
Le lettere d'amore, se c'è l'amore,devono essere ridicole.
Ma dopotutto solo coloro che non hanno mai scritto lettere d'amore sono ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo senza accorgermene lettere d'amore ridicole.
La verità è che oggi sono i miei ricordi di quelle lettere a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,come tutti i sentimenti sdruccioli,sono naturalmente ridicole).
(Fernando Pessoa)
sabato 26 luglio 2008
C'era una volta il west

“Se ti gira puoi sbattermi sul tavolo e divertirti come vuoi, e poi chiamare anche i tuoi uomini. Nessuna donna è mai morta per questo…
Quando avrete finito, mi basterà una tinozza d’acqua bollente e sarò esattamente quella di prima. Solo, con un piccolo, schifoso ricordo in più” (la bellissima Claudia Cardinale sputa in faccia a Jason Robards tutta la sua rabbia, il coraggio e l’orgoglio).
“Qui è dal tempo del Diluvio Universale che nessuno ha più voluto sentire parlare d’acqua” (il locandiere Lionel Stander a Claudia Cardinale che gli chiede da bere).
“Giuda s’è accontentato di 4970 dollari in meno.” “Non c’erano i dollari allora.” “Già, ma i figli di puttana si.” (dialogo tra Jason Robards e Charles Bronson, dopo che quest’ultimo lo ha consegnato allo sceriffo per una taglia di 5000 dollari)
Quando avrete finito, mi basterà una tinozza d’acqua bollente e sarò esattamente quella di prima. Solo, con un piccolo, schifoso ricordo in più” (la bellissima Claudia Cardinale sputa in faccia a Jason Robards tutta la sua rabbia, il coraggio e l’orgoglio).
“Qui è dal tempo del Diluvio Universale che nessuno ha più voluto sentire parlare d’acqua” (il locandiere Lionel Stander a Claudia Cardinale che gli chiede da bere).
“Giuda s’è accontentato di 4970 dollari in meno.” “Non c’erano i dollari allora.” “Già, ma i figli di puttana si.” (dialogo tra Jason Robards e Charles Bronson, dopo che quest’ultimo lo ha consegnato allo sceriffo per una taglia di 5000 dollari)
mercoledì 23 luglio 2008
Accidia
lunedì 14 luglio 2008

fiori
coi loro odori e colori
tappezzano
i pensieri là fuori
lacrime sgorgano
unendosi a formare
un impossibile uragano
dai mille risvolti canori
la verità
dall’ arcano sapore lontano
inumidisce le sponde
dei miei unici sentori
dall’aspetto malsano
le immagini peggiori
affiorano
come scogli tra le onde
del mare in cui piano
mi abbandono
nossignori
non m’interessano le bugie
che s’accendono
come ceri all’unisono
le voci che amo ascoltare
vengono
dal mio grande
oceano interiore
coi loro odori e colori
tappezzano
i pensieri là fuori
lacrime sgorgano
unendosi a formare
un impossibile uragano
dai mille risvolti canori
la verità
dall’ arcano sapore lontano
inumidisce le sponde
dei miei unici sentori
dall’aspetto malsano
le immagini peggiori
affiorano
come scogli tra le onde
del mare in cui piano
mi abbandono
nossignori
non m’interessano le bugie
che s’accendono
come ceri all’unisono
le voci che amo ascoltare
vengono
dal mio grande
oceano interiore
giovedì 10 luglio 2008
Cry


... Ho sedici anni, alle mie spalle qualche migliaio di persone, al mio fianco alcune ragazze che conosco a malapena tra cui anche Senia, di fronte, sul palco, Courtney Love. Indossa un abito bianco che è una via di mezzo tra un abito nuziale e un tutù, i capelli biondo slavato, il pallore del viso esacerbato dal trucco su cui emergono le labbra d’un rosso sangue volutamente troiesco, così come le movenze e le posture, con la chitarra a tracolla e le gambe che si muovono in un terreno agli antipodi del bon-ton tipicamente femminile. I suoi occhi sono grandi, di un vitreo verde smeraldo. I suoi occhi rivelano l’essenza del suo gioco interpretativo, un giochino che la porta ad incarnare una matrioska in carne ed ossa. Courtney-cara è una diva hollywoodiana che impersona una punk-rock-girl maledetta. Courtney-cara è veramente una ragazza dal passato difficile e infelice, un passato veramente da dizionario del rock, Courtney posa per Armani in patinate pagine che rispecchiano la profondità di un mondo dallo spessore di una pagina di giornale, Courtney è stata per davvero una sincera tossica infelice…
“And the sky was made of amethyst and all the stars look just like a little fish, you should learn when to go, you should learn how to say no...” La voce di Courtney-cara fuoriesce nitida e potente dalle casse del mio hi-fi, intona violet solo per me, per Cry, la più bella diciannovenne del mondo, vostra Cry perduta nei meandri dei suoi tenui ricordi adolescenziali.
Ho sedici anni ed ho appena fatto il gesto più ribelle della mia vita, sono al concerto di Courtney Love nonostante il parere contrario dei miei genitori, ci son venuta con alcune ragazze di qualche anno più grandi di me, sono uscita da casa nel pomeriggio e poi direttamente al concerto, e mentre immobile fisso Courtney penso che l’emozione di questi attimi nessuno potrà mai rubarmela mentre, in qualsiasi modo la prendano i miei, bè, non mi uccideranno mica… “Gooo onnn taaake everythiiiing, taaake everythiiing I waaant youuu to, gooo onnn taaake everythiiing, taaakee everything, taaakee everythiiing I waaant youu to…” ............
“And the sky was made of amethyst and all the stars look just like a little fish, you should learn when to go, you should learn how to say no...” La voce di Courtney-cara fuoriesce nitida e potente dalle casse del mio hi-fi, intona violet solo per me, per Cry, la più bella diciannovenne del mondo, vostra Cry perduta nei meandri dei suoi tenui ricordi adolescenziali.
Ho sedici anni ed ho appena fatto il gesto più ribelle della mia vita, sono al concerto di Courtney Love nonostante il parere contrario dei miei genitori, ci son venuta con alcune ragazze di qualche anno più grandi di me, sono uscita da casa nel pomeriggio e poi direttamente al concerto, e mentre immobile fisso Courtney penso che l’emozione di questi attimi nessuno potrà mai rubarmela mentre, in qualsiasi modo la prendano i miei, bè, non mi uccideranno mica… “Gooo onnn taaake everythiiiing, taaake everythiiing I waaant youuu to, gooo onnn taaake everythiiing, taaakee everything, taaakee everythiiing I waaant youu to…” ............
lunedì 30 giugno 2008
come una nuvola
è tempo di spalancare gli occhi
l’amore che porto in grembo
mente spudoratamente
è tempo di requiem
soffrirò ancora
l’amore che sogno
in notti gonfie di incubi
mi accompagnerà all’inferno
volo nel mio superno eliso vano
come un amante solitario volo
credo impazzirò sognando
cadrò abbracciandoti
come una nuvola
che piange
tutto il suo
dolore
…
.
l’amore che porto in grembo
mente spudoratamente
è tempo di requiem
soffrirò ancora
l’amore che sogno
in notti gonfie di incubi
mi accompagnerà all’inferno
volo nel mio superno eliso vano
come un amante solitario volo
credo impazzirò sognando
cadrò abbracciandoti
come una nuvola
che piange
tutto il suo
dolore
…
.
mercoledì 25 giugno 2008
mia bellissima musa dalle vene di ghiaccio

Tutte le mie chimiche sostanze ad assecondare lunari incostanze, colorate come ombre invisibili e allucinate. Sono nato dalle lacrime della luna, piovuto in una notte di fredde intemperanze, lupi affamati mi hanno allevato come un fanciullo sbranato dalle sofferenze. Tu, come un flebile ricordo sotterraneo, emergi rammentandomi che, se io mi dico poeta, dovrei rischiarare la tua bellezza come si faceva per le dee nell’antichità. Il poeta, dal tenero animo bianco e sognante, attende che il cuore gli venga estirpato da quelle unghie che sanno di esser belle e desiderate, oh si, loro sanno che c’è chi si lascerebbe annientare dal loro gesto duro e spietato. Il poeta è un bambino solo, nato per soffrire, morto innamorato, che guarda al cielo e al suo amore per cui è malato, è un triste pagliaccio condannato. Il suo dolore è d’una simile bellezza di cera e di vetro, di sangue e di sudore che chi lo vede ne resta incantato. Oh mia bellissima musa dalle vene di ghiaccio, tu sai che mi lascerei morire sfiorando i tuoi scintillanti capelli fioriti dall’incanto, il tuo distacco è una morte gelida e un rovente dolore, il mio inchiostro è la velenosa sofferenza che mi lasci sorseggiare come una fontana fiera del suo vanto raffinato, oh giovane Letea troppo innamorata della tua bellezza, mentre contempli la pietrosa carnagione innocente uccidimi pure col tuo pugnale affilato, non aspetto che di essere accoltellato, avvelenato, sono un bambino e sogno di morire di candore come la tela aspetta il tocco del suo pittore.
domenica 15 giugno 2008
rose dell'infanzia
guardatemi
come fossi una stella
come fossi un pozzo d’acqua
nell’universo
spicco il volo
con le braccia ampie
quanto il vento introverso
nei pensieri di chi sa esser triste
sono un piccolo cancro
nell’anima della città che desiste
una caravella nella notte
un pezzetto di cielo
lucido di pioggia
eri bella
così bella che ora mi fai piangere
è così triste ora
le nuvole di notte sono così sole
la mia solitudine
mia fedele ancella
costeggia le isole senza rimorso
la sua prora
si specchia nella luna
e intanto cade la pioggia
una pioggia scrosciante
martellante
nel silenzio della notte
per te sarò
d’ora in poi
una muta cartolina
da impolverare
una barca si allontana
lascio la spiaggia
accompagnato dal fuoco
il mondo mi guarda
e dietro la schiena
tutti in piedi
i vostri sguardi
mi fanno sentire così solo
fiammelle cadono
come petali silenziosi
nel crepuscolo
non è tempo
di combattere
è tempo
di esser maniaci
di esser sanguinari alieni
da abbattere
sgocciolo di vita
lacrime nere
sorde sofferenze
a soffocare
le rose dell’infanzia
come fossi una stella
come fossi un pozzo d’acqua
nell’universo
spicco il volo
con le braccia ampie
quanto il vento introverso
nei pensieri di chi sa esser triste
sono un piccolo cancro
nell’anima della città che desiste
una caravella nella notte
un pezzetto di cielo
lucido di pioggia
eri bella
così bella che ora mi fai piangere
è così triste ora
le nuvole di notte sono così sole
la mia solitudine
mia fedele ancella
costeggia le isole senza rimorso
la sua prora
si specchia nella luna
e intanto cade la pioggia
una pioggia scrosciante
martellante
nel silenzio della notte
per te sarò
d’ora in poi
una muta cartolina
da impolverare
una barca si allontana
lascio la spiaggia
accompagnato dal fuoco
il mondo mi guarda
e dietro la schiena
tutti in piedi
i vostri sguardi
mi fanno sentire così solo
fiammelle cadono
come petali silenziosi
nel crepuscolo
non è tempo
di combattere
è tempo
di esser maniaci
di esser sanguinari alieni
da abbattere
sgocciolo di vita
lacrime nere
sorde sofferenze
a soffocare
le rose dell’infanzia
sabato 7 giugno 2008
il mio parnaso personale
vivo nel mio mondo di cristallo, come un angelo che tenta di rubare l’anima ad un diavolo, per assaporare l’orrore della sofferenza senza rimedio. fuori l’aria è triste ma i miei sospiri sono più tristi dell’aria, voglio ruggire come se stessi per morire sbranato da un tuono criminale, barcollo confuso come uno sciacallo affamato in cerca d’un omicidio e del suo pugnale. odio l’ingiuria artificiale che si addormenta nel fasullo talamo esteriore, la mia cella è un baccanale silenzioso, il mio parnaso personale. riposo in una culla artigianale di soffice metallo inesploso, senza ricamo. sono uno sposo passionale corroso da un amore sfiorato e rimosso, un deplorato orinale in disuso, privo di morale. il vostro è un vano assedio che infuria trascurato, lasciate che mi faccia del male, lasciatemi sfuggire e non badate all’abito che indosso.sento tutto come una belva infelice, col cuore lontano e il sangue furioso, ogni cosa è solo un frammento di una grossa inquietudine, ogni frammento è una cicatrice sul corpo di Dio. aborro la sbiadita moltitudine come una grossa divoratrice d’aria che non serve a nulla, la mia unicità mi tiene a galla sulle acque della mia lieta tristezza dalle ali di farfalla.l’umanità è una pallida signora che si addormenta e non sa nemmeno sognare.
sabato 31 maggio 2008
un vuoto...
…scrivere come se piangessi… parole come lacrime, parole senza nome, fissare il vuoto e ….. e formulare parole che sono …. non so…. questo è un vuoto che….. un vuoto che prende forma…
giovedì 22 maggio 2008
Cry

Direttamente dalla bottiglia irish whiskey. Vostra Cry solitaria nel suo empireo monolocale al dodicesimo. Vostra Cry solitaria come l’albatro di Baudelaire, “il re dell’azzurro che abita la tempesta e ride dell’arciere ma, esule sulla terra, al centro degli scherni, per le ali da gigante non riesce a camminare”. Io sono un’inarrivabile e suprema regina dell’azzurro e voi tutti dei rudi e sgarbati marinai insolenti, emananti un tanfo di sudore misto a rum. Ascolto in repeat, da un sacco di tempo, sailing di Rod Steward, la sua voce è nata per consolare anime tristi e solitarie, cuori graffiati e abbattuti. Sto volando come un uccello attraverso il cielo, sto volando oltrepassando alte nuvole per essere libera…
Sono in autoesilio dal vostro mondo, il mio animo aristocratico vive in un sogno e vede tutto dall’alto, dall’alto vede voi tutti che dormite pensando di vivere. Non mi lamento del vostro mondo, mi limito ad osservarlo tristemente dall’alto.
Sono in autoesilio dal vostro mondo, il mio animo aristocratico vive in un sogno e vede tutto dall’alto, dall’alto vede voi tutti che dormite pensando di vivere. Non mi lamento del vostro mondo, mi limito ad osservarlo tristemente dall’alto.
lunedì 12 maggio 2008
Bentornata
Bentornata tristezza! Come essere innamorati, peccato non ci sia nessuno accanto, un dolce torpore da condividere con la propria solitudine. Sono triste ma non sto male, sono stato senz’altro peggio “non mi spaventa la luce e nel buio ci sono finito troppe volte” tanto per fare una cosa che adoro, autocitarmi, ehehehheheeh…
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