domenica 5 giugno 2016


… la morte è un male che seduce con la sua profonda oscurità… adoro spegnermi come un petalo che cade nel fondo di una disgrazia senza desideri… a volte mi piace pensare di essere nato per giocare con il vuoto, con i versi, con i sentieri, con le carte, con la lentezza e con l’indifferenza…

venerdì 3 giugno 2016


[sintetica introduzione alla tesina di terza media della figlia di una collega… oggetto la luna …casta diva…]

 

Nel ‘600 la letteratura italiana attraversò un periodo d’involuzione, gli scrittori si concentravano quasi esclusivamente sull’elemento musicale e sulla sonorità della parola, l’attenzione alla musicalità della parola non mancava di certo nei precedenti grandi scrittori della letteratura italiana come Dante, Boccaccio o Petrarca, ma mentre allora la musicalità della parola si sposava al concetto espresso, nel ‘600 la sonorità e la melodia divenne la vera essenza della letteratura, si badava quasi esclusivamente alla forma e la letteratura divenne un vuoto esercizio di eleganza stilistica. La parola non serviva più a suscitare idee ma era solamente un suono e così, di conseguenza, nacque il dramma in musica o melodramma. Il melodramma, uno spettacolo teatrale in cui l’azione è espressa attraverso la musica e il canto, nacque dunque nel ‘600 e trovò sempre maggior fortuna in tutta Europa nel ‘700 e nell’ ‘800 ma l’Italia rimase la vera culla di questo genere, grazie a compositori come Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi. In una delle opere più note di Vincenzo Bellini, la “Norma”, c’è una parte intitolata “casta diva” che è sicuramente la pagina più famosa composta da Bellini. L’opera è ambientata in Gallia, all’epoca della dominazione romana, e una delle protagoniste, la sacerdotessa Norma, inoltratasi nel bosco per cercare erbe e piante per le sue pozioni, ad un certo punto eleva la sua preghiera alla luna, da lei chiamata “casta diva”:

 

 

Casta Diva che inargenti
Queste sacre antiche piante,
A noi volgi il bel sembiante
Senza nube e senza vel.

Tempra o Diva,
Tempra tu de' cori ardenti,
Tempra ancor lo zelo audace,
Spargi in terra quella pace
Che regnar tu fai nel ciel.

martedì 31 maggio 2016


ho sognato la morte del sole, la vittoria della luna, la grandezza degli dèi, il disgusto degli uomini, il freddo e musicale silenzio delle anime che soffrono nei recessi delle imperfezioni di questo mondo senza troppe emozioni… le onde dell’inquietudine accompagnano la mia mortale adolescenza che si protrae senza rumore…

giovedì 26 maggio 2016


… mi sento vivo e sono morto… o forse  è il contrario, boh… adoro sentire che sono IO… adoro sentire che sono ancora lo stesso sedicenne che contemplava il cielo a notte fonda… adoro amarmi e sentirmi lo stesso sedicenne di …quand’avevo sedici anni, adoro essere lo stesso pagliaccio di sempre… adoro la mia mistica, brutale indifferenza… sono un lento e assurdo tram che percorre i sentieri malati del piacere silenzioso… adoro non dimenticare le frasi che non ho pronunciato nella mia esistenza… osservo le viuzze cerebrali che cantano sottovoce là dove abitano i miracoli senza tempo… adoro assaporare i miei sogni che restano là dove sono, nel regno dell’incertezza e del linguaggio così lontano dagli uomini… mi amo, così divino e così primitivo…

sabato 21 maggio 2016


…goduria orgasmica trovare nella chimica il piacevole sentore dell’ottundimento degli spigoli mentali… brutali pensieri ornamentali dolci come il sorriso della luna che bacia gli immortali… adoro abbracciare mentalmente i miei intimi sorrisi letali…

domenica 15 maggio 2016


… a volte l’anima chiede semplicemente buio, assenza di suoni e di colori, liscio, nudo, essenziale silenzio, assenza di rumore e di dolore… a volte un pizzico di buio è il migliore regalo da fare alla propria anima…

mercoledì 11 maggio 2016


…poche volte apprezziamo la perfezione della morte…come quando una falce miete una spiga nel pieno della sua maturità…non c’è eternità ad attendere quella spiga… quello è il momento giusto per abbandonare il mondo…

venerdì 6 maggio 2016


mi consumo mi logoro mi sfibro sbrandello una a una ogni mia cellula distruggendomi come uno stronzo e mentre lo faccio mi guardo allo specchio e ciò che vedo mi piace mi piace tremendamente mi piace e sono stupido e sono io. pallido e struccato mi abbandono alla deriva e ciò che vedo sono io. nel mio fiume nel mio mare nel mio vuoto nel mio nero nel mio bosco. sono io. giù nel mio inferno solitario come un animale che attende di morire. sono terribilmente spaventosamente genuinamente io. sorrido in bianco e nero. battelliano e maledetto sono io.

domenica 1 maggio 2016


annego nelle mie rovine di cristallo, gioco con le paure e il coraggio, contemplo la mia sposa di marmo, il mio cuore è colmo di terribile e agghiacciante ironia, sono pallido come un cadavere mentre sulla sponda del mondo attendo il mio precipizio, un passo, un solo passo e il mio ultimo respiro insanguinato si rivolterà come le labbra di una multicolore amante che spera solamente nel bacio di una pallottola vagante…

martedì 26 aprile 2016


la mia amica sofi ha vissuto a stretto contatto con la morte, in modo indubbiamente più concreto di quanto io viva accanto alla dama di bianco vestita che premurosa mi coccola col suo sguardo, amorevole e affettuosa non mi abbandona mai, la mia dama… per questo con la mia sofi parlavamo della morte senza la solita ipocrisia abituale per i mortali… lei, la mia amica sofi, apprezzava la mia assenza d’ipocrisia, parlavamo di morte, di morte vera, di quella che prima o poi ti abbranca e ti porta via dallo sguardo del mondo e dei viventi… lei apprezzava e non mi nascondeva la mostruosa paura che la ghermiva… io le accarezzavo quella paura, senza traccia d’ipocrisia… so che può suonare alquanto autocelebrativo ma penso sia stata fortunata ad avere una persona come me, al suo fianco, prima che la morte la venisse a cercare… le sono stato davvero molto vicino, ne ho avuto anche le conferme postume da parte di amici e parenti, le sono stato vicino e per come sono io, trattasi ovviamente di una vera, unica, preziosa eccezione… perché sto parlando della mia amica sofi? boh, forse perché la morte non mi abbandona mai, forse perché adoro scribacchiare e far danzare le parole come meglio credo, forse perché… forse perché … forse perché mi va e basta… stralci di battelliana umanità… in questa notte le sorrido tristemente, un sorriso alla mia amica sofi…

giovedì 21 aprile 2016

... quant'è bello far danzare le parole



una primavera di chimici colori mi faccio scoppiare dentro come una puttana che si prostituisce sola soletta nella sua stanza senza coinvolgere elemento alcuno di questa stronza umanità di cui niente m’importa sono uno schizzo di luce una vampata infuocata abbraccio il buio bacio il nero e morbido cuscino sono una scintilla infuocata che fa l’amore col buio cupo come l’assenza come l’assenza. sono un battello che fa lentamente rotta verso la morte / la mia splendida dama di bianco vestita, sono un antico e funebre inverno spalancato che sanguina immensi flutti danzanti nel crepuscolo trapassato da schegge ombrose e seducenti. la fine gli avvoltoi mi sorridono la fine mi morde con grazia secca e rovesciata la fine è un mare che mi riempie la gola veleggiando come lo sbocciare di un sorriso.

 

sabato 16 aprile 2016


terribile dolcissima sorella tra poco ci adageremo uno accanto all’altra nel nostro letto colmo di bellissimi fiori appena sbocciati, il mio cuore, aspro crudele e voluttuoso, taciturno trasuderà denso e aromatico sangue scuro come il futuro di un impiccato. i macigni sospinti dalla giornata saranno cigni aggraziati dèditi all’incanto di una struggente carovana cristallizzata. le palpebre si affievoliranno come pallide sofferenze dallo scheletro lascivo.

lunedì 11 aprile 2016


anche se sono parole scritte da altre persone, pensieri pensati da altri individui, suoni emessi da voci o suoni comandati da anime diverse dalla nostra, colori schizzati da estranei pennelli… ciò che conta è che noi siamo come cozze che filtrano tutto ciò che capita nell’acqua in cui sono immerse… la nostra voce può benissimo esprimersi anche in silenzio…

mercoledì 6 aprile 2016

girano ruote infuocate, pensieri assassini mi accarezzano e mi si rivoltano contro, stupide facce conosciute si affacciano dal vetro baciando la scivolosa e perfetta superficie della mia indifferenza, come un ragno tesso elaborati complotti e acute strategie per poi fregarmene del tutto dopo pochi istanti di immaginoso menefreghismo, verso alcune lacrime nere, dense e roventi come il nulla capace di spegnere ogni luce, vengo ammazzato, provo a volare, tento di scappare, smetto di lottare, raramente sorrido, quasi sempre la paura mi affianca, riesco a respirare, nonostante tutto riesco a respirare e mi sento un dio.

venerdì 1 aprile 2016

…trovarsi in uno stato recettivo chiuso in una stronza stanzetta del cazzo sprezzantemente lontano dal mondo e dai suoi abitanti… adorabile beneamato distacco io in bianco e nero con la pelle ricoperta di inenarrabili glitter spaziali un po’ iggy pop un po’ ziggy stardust molto molto ilbattelloebbro eccezionale nottata mondana fuori dal mondo un concerto un palco spazzatura volteggiante candele e cristalli tra le pieghe della mia città lastricata di rosee ombre silenziose e malaticce… mi sciolgo come un’antica nave tra le nevi di un mistico domani dal profumo profano… mangio un po’ di stelle la mia fronte è così oltraggiosa che trafigge il firmamento…