rock. ruvido, insolente, sfrontatamente ridondante, eccedente e graffiante. un po’ di rum. e la notte a fare da cornice. la pelle del viso meravigliosamente stanca e spiegazzata. l’ anima con lo sguardo delicatamente all’insù, perduta in indefiniti pensieri che danno vita ad un sorriso accennato che è come un iceberg con la sola punticina che fuoriesce dalla superficie dell’oceano. inquietudine e serenità si baciano al mio cospetto come due insoliti e teneri amanti. non penso a niente di particolare, non so nemmeno dove stiano orbitando i miei pensieri. assaporo la semplicità del pensare, una seducente leggerezza privata, intima e sensuale come una masturbazione spirituale. sono dolcemente, delicatamente solo. la mia solitudine ora è la saliva che c’inumidisce le labbra quando, soprappensiero, arricciamo un labbro verso l’interno della bocca, stringendolo debolmente con i denti. introspettivo ripiegamento, bacio e mordo me stesso. sono l’unica persona che vorrei baciare. mi guardo come nessuno saprebbe guardarmi. con infinita bellezza mi anniento.
venerdì 28 ottobre 2011
sabato 22 ottobre 2011
Cry
venerdì 21 ottobre 2011
sottile metallo appuntito attraversa la carne inoculando colori nel fiume rossastro. un tenero torpore morbido e caldo mi avvolge con abbraccio perverso e materno. soffice mondo in cui sprofondo, lento, nudo e incantato sprofondo nel mio mondo profondo, oscuro come il mare nero lontano dalla terra ferma. scandaglio le mie angosce con quieto animo appuntito e affilato. la mia lingua accarezza le immagini create dalla mia mente libera e soffusa e solitaria. inumidisco i miei incubi con la saliva di una dannata e masochistica introspezione. è tardi e dovrei andare a letto, riposare in previsione della giornata stupida e sociale che mi attende al varco domattina. è così dolce fregarmene e baciare la notte, fregarmene altamente e sposare la notte, con dolcezza che va a braccetto con un divino nichilismo meraviglioso
mercoledì 19 ottobre 2011
sabato 15 ottobre 2011
“niente è più drammatico che la vita interiore di un grande spirito” (il De Sanctis parla di Giordano Bruno). la vita interiore… quando sento dire che un uomo non è altro che l’insieme delle sue azioni sorrido. sorrido perché troppo spesso si tralascia la parte più importante, appunto la vita interiore. ciò che veramente conta, per conoscere una persona, è la storia della sua anima, i sommovimenti sotterranei che avvengono sotto pelle. la vita esteriore non è altro che la confezione che ci riveste e, spesso, nemmeno possiamo scegliercela. tutto il mondo mi appare come un’indistinta massa di persone che nemmeno sanno scopare. non sanno abbandonarsi alle correnti, si spaventano se perdono di vista la costa. paletti, limiti e steccati, rassicuranti recinzioni per tesori che nessuno vuole rubare. vivo nella certezza e nella confusione. piove. non nel vostro mondo, non fuori nella plastificata realtà che chiamate mondo. piove dentro di me, acqua scrosciante e immortale. tutte le coscienze sono piccoli granelli di sabbia che si sciolgono sotto la mia pioggia intellettuale. la pioggia è la mia forza e la mia eternità. la mia anima fa parte di una monotribù vulnerabile e guerriera, romantica e disinteressata. pioggia rossa, pioggia di sangue, pioggia estiva, pioggia gialla e blu, pioggia antica, fredda e calda. contemplatemi nelle mie parole, lasciatevi bagnare dalla pioggia, lasciatevi bagnare, abbandonatevi senza pensare, lasciate perdere ogni steccato, lasciatevi bagnare. abbandonatevi alla pioggia…
martedì 11 ottobre 2011
paradossalmente, la bellezza che vediamo in un corpo è una bellezza spirituale. bellezza che non nasce dalle forme, i colori, le consistenze della carne, bensì da ciò che quel corpo ci comunica. la bellezza di un corpo viene dal profondo, si sprigiona quando quel soffio di profondo incontra il nostro sguardo sensibile. mi viene in mente ciò che diceva il filosofo irlandese: “il sapore della mela non si trova nella mela né nella bocca di colui che la mangia. ci vuole un contatto tra l’uno e l’altra”. ...mmmmmm questa citazione la ricordo per averla sentita indirettamente, per mano di quello che è per me l’uomo più colto del mondo, jorge luis borges. lo scrittore argentino fece quella citazione per tentare di spiegare cosa fosse la poesia. la poesia, disse, non si trova nei libri, che sono oggetti inanimati, morti, e non si trova nemmeno in chi legge, nello sguardo del lettore. la poesia nasce dall’incontro delle due cose.
venerdì 7 ottobre 2011
un nero silenzio di piombo
stando fermo mi graffio a fondo, percuotendo un nero silenzio di piombo. isolato e meraviglioso, come un mondo perduto nell’oceano in cui magnificamente soccombo. mi strazio ridendo, come un clown che invisibilmente si va illanguidendo. sono vecchio, di legno vissuto e stagionato, in una parola stupendo. accarezzo le sfumature del mio animo che lentamente si sta incupendo. di solitudine risplendo, prendendo il largo nel vostro impercettibile mare orrendo. stando fermo mi graffio a fondo, percuotendo un nero silenzio di piombo.
mercoledì 5 ottobre 2011
evoluzioni di una jeanne...
lunedì 3 ottobre 2011
sto facendo un ritratto. mi fa compagnia, nel bel mezzo della stanza. da qualche pomeriggio, per diverse ore, mi fa compagnia. domani o dopodomani ve lo mostro. dopo qualche pennellata mi piace sedermi sul divano, a due metri di distanza, e guardarlo. osservare come prende forma, osservare come mi guarda, fammi guardare da quello sguardo. adoro il suo sguardo, adoro come mi guarda. la sua forza è la semplicità. una semplicità non priva di profondità. uno sguardo che non disturba la mia anima.
mercoledì 28 settembre 2011
senza disturbare...
a pochi cm dallo specchio scruto i miei occhi, nella pupilla vedo riflessa la mia faccia ma non m’interessa, distolgo l’attenzione dalla pupilla e torno ad osservare loro, i miei occhi, quelli che quasi nessuno ha mai visto. nel loro fondale c’è uno strano silenzio, una quiete lucida e trasparente che cela un mondo immateriale, ci vuole lo scafandro per vederlo, bisogna sapersi immergere, avere una certa confidenza con l’apnea, con le acque gelide, bisogna saper vedere…
lascio la specchiera del bagno e comincio a scrivere queste parole, come sempre senza chiedermi il perché. non scriverle, queste parole, sarebbe una forzatura. ed io odio da morire le forzature. stralci d’inquietudine, stanotte. stare su una graticola senza un apparente motivo. quando dico “senza un apparente motivo” intendo che le braci sotto la graticola non sono certo ravvivate da problemini quotidiani. no, questo no. inquietudine esistenziale, forse così si capisce meglio. una cosa innata, intrecciata ai miei globuli rossi come un’edera boschiva che non teme il buio, l’umidità, cresce e si mantiene in vita anche senza la minima cura. non ha bisogno di niente e di nessuno. in questo momento penso che quando mi capita di rileggere le cose che scrivo, anche a distanza di tempo, è come se mi guardassi negli occhi. probabilmente perché ciò che scrivo è per me estremamente cristallino. d’accordo, spesso si tratta di sensazioni torbide ma le esterno senza velature, come se leggendo le mie parole vedessi da un piccolo finestrino la mia anima. stanotte la mia anima ha le ali ripiegate, un po’ come la mia Cry seduta sul bianco del pavimento. la mia anima seduta sul pavimento, in un angolino di un’enorme stanza vuota. non vuole essere disturbata da nessuno, chiunque sarebbe inopportuno, qualsiasi sguardo sarebbe indesiderato. a parte il mio. guardo la mia anima. senza disturbare.
lascio la specchiera del bagno e comincio a scrivere queste parole, come sempre senza chiedermi il perché. non scriverle, queste parole, sarebbe una forzatura. ed io odio da morire le forzature. stralci d’inquietudine, stanotte. stare su una graticola senza un apparente motivo. quando dico “senza un apparente motivo” intendo che le braci sotto la graticola non sono certo ravvivate da problemini quotidiani. no, questo no. inquietudine esistenziale, forse così si capisce meglio. una cosa innata, intrecciata ai miei globuli rossi come un’edera boschiva che non teme il buio, l’umidità, cresce e si mantiene in vita anche senza la minima cura. non ha bisogno di niente e di nessuno. in questo momento penso che quando mi capita di rileggere le cose che scrivo, anche a distanza di tempo, è come se mi guardassi negli occhi. probabilmente perché ciò che scrivo è per me estremamente cristallino. d’accordo, spesso si tratta di sensazioni torbide ma le esterno senza velature, come se leggendo le mie parole vedessi da un piccolo finestrino la mia anima. stanotte la mia anima ha le ali ripiegate, un po’ come la mia Cry seduta sul bianco del pavimento. la mia anima seduta sul pavimento, in un angolino di un’enorme stanza vuota. non vuole essere disturbata da nessuno, chiunque sarebbe inopportuno, qualsiasi sguardo sarebbe indesiderato. a parte il mio. guardo la mia anima. senza disturbare.
lunedì 26 settembre 2011
l'opera di una splendida 14enne, posta accanto a zio Dante (che ha fatto un mio amico). dopo averla sistemata mi sono reso conto che il fanciullo caravaggesco guarda dritto negli occhi di Jeanne, sono esattamente uno davanti all'altra!

P.S.
1-manca la tovaglia buona sul tavolo ma l'ho lavata proprio oggi eheheh
2- infilzata sul van gogh c'è una cartolina da nantucket!
sabato 24 settembre 2011
ancora un passo...
mille anni tra voi mortali e ancora non mi rassegno alla vostra piccolezza. mille e mille anni nel mio giardino, grigio e solitario come un deserto che da solo se ne sta sotto un cielo muto e disinteressato. un acido sorrisino dimora sul mio viso, unico gemellino di un parto mai avvenuto. ghiaccio monotono ed ipnotico suona come un tamburo immaginario, il niente del mondo diventa sempre più chiaro, il niente è mio fratello, il suo sangue mi divora mentre io mi lascio sbranare inerme e delicato. fiori neri sbocciano nel mio buio insieme ad altri che hanno il colore delle ossa senza vita. a modo loro, anche nell’oscurità, sanno cogliere la luce. quando appassiranno quei fiori anch’io morirò insieme a loro.
finalmente la notte incontra il suo silenzio, mi siedo per terra sul balcone e scruto l’orizzonte fatto di buio, lieve il pop-soul patinato dei simply red nella stanza alle mie spalle, insieme all’odore dei solventi e delle tele ancora fresche e alla luce oscillante di una candela. se qualcuno seduto su una stella mi osservasse vedrebbe la mia figura in controluce, rannicchiata quasi in posizione fetale, il mento poggiato sulle braccia che abbracciano le ginocchia. un’ombra lontana con alle spalle una luce artificiale, un puntino impercettibile perso nel suo mondo. non penso a niente, adoro farlo. quando dico che non penso a niente intendo che i miei pensieri non sfiorano le banalità quotidiane, tutti quei piccoli tasselli che formano le giornate m’interessano così poco…
adoro pensare che la mia vera vita non è fatta di quei tasselli, la mia vita non è l’insieme delle mie azioni bensì l’insieme dei miei pensieri, delle mie sensazioni, delle mie incalcolabili sfumature intellettuali. se la distanza dalle persone che mi circondano si concretizzasse potrebbe schiacciare il mondo intero. invece, soffice come un’invisibile nebbia concentrata, gravita nell’aria donando gioia, ebbrezza e dolore. o forse, l’unica cosa che fa quella nebbia, è plasmare la mia anima. mi allontano ancora un pochino, faccio ancora un passetto più in là…
finalmente la notte incontra il suo silenzio, mi siedo per terra sul balcone e scruto l’orizzonte fatto di buio, lieve il pop-soul patinato dei simply red nella stanza alle mie spalle, insieme all’odore dei solventi e delle tele ancora fresche e alla luce oscillante di una candela. se qualcuno seduto su una stella mi osservasse vedrebbe la mia figura in controluce, rannicchiata quasi in posizione fetale, il mento poggiato sulle braccia che abbracciano le ginocchia. un’ombra lontana con alle spalle una luce artificiale, un puntino impercettibile perso nel suo mondo. non penso a niente, adoro farlo. quando dico che non penso a niente intendo che i miei pensieri non sfiorano le banalità quotidiane, tutti quei piccoli tasselli che formano le giornate m’interessano così poco…
adoro pensare che la mia vera vita non è fatta di quei tasselli, la mia vita non è l’insieme delle mie azioni bensì l’insieme dei miei pensieri, delle mie sensazioni, delle mie incalcolabili sfumature intellettuali. se la distanza dalle persone che mi circondano si concretizzasse potrebbe schiacciare il mondo intero. invece, soffice come un’invisibile nebbia concentrata, gravita nell’aria donando gioia, ebbrezza e dolore. o forse, l’unica cosa che fa quella nebbia, è plasmare la mia anima. mi allontano ancora un pochino, faccio ancora un passetto più in là…
lunedì 19 settembre 2011
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