martedì 10 novembre 2015


un misto di ironia e nervosismo sottopelle. un misto di allegria e fancazzismo tra le lenzuola del mio animo che cerca di trovare un colore nascosto, un bacio mai ascoltato. ultimamente sono più pigro che mai, adoro starmene con me stesso dimenticandomi di tutto il resto.

venerdì 6 novembre 2015

stanotte mi sento di cenere, un fiume di sangue e tristezza che vaga senza denaro  tra l’erba e la saggezza di un giardino senza gente. mi ubriaco di oscurità e di male, sogghignando davanti alle finestre che si chiudono festeggiando patetiche notti del tutto prive di incantesimi. tutti si divertono nei loro cimiteri di fumo, privi di alcuno splendore. la luna è scarna ed è il mio taxi per la città con le ossa lungo i marciapiedi senz’anima. le pecore sono chiuse nell’ovile, al caldo riposo preferisco una stupida passeggiata di cristallo. la musica è uno spirito che lascio entrare nella mia notte. sono la fiamma di un accendino nella notte. 

lunedì 2 novembre 2015

abbandonarsi alle allucinazioni è dare ossigeno a un animo che malvolentieri si adatta a questo stupido sasso chiamato mondo. conquistare attimi di elegante e animalesca libertà è il mio modo di ricamare su questo grigio drappo chiamato quotidianità. preziosi e deliziosi veleni accendete le labbra prima che diventino per sempre gelide e mute cicatrici sulla faccia. 

giovedì 29 ottobre 2015

un’altra notte tutta mia, a scribacchiare queste parole che, anche se non saranno un granché, sono assolutamente naturali come il respiro che mi esce dalla bocca. voglio dire, non devo pensare o concentrarmi, escono da sole e lasciarle sgorgare liberamente mi regala una sensazione che è una specie di ritaglio di una beatitudine incastonata tra le fesserie sparse per la giornata. scalzo, in mutande e maglietta, ogni tanto passeggio per la casa, mi affaccio alla finestra, gradevole lo scroscio della piccola fontanella sotto casa, bevo qualche sorso d’acqua, vado a pisciare, mi risiedo davanti a questo pc scassato, mancano alcuni tasti della tastiera, la città dorme, sono quasi le quattro del mattino, sono l’unico essere sveglio immerso in un dormitorio fatto di loculi di cemento. sto così bene che anche i miei lupi sono mansueti, lontani, da qualche parte del bosco a cui sono legato per volere di chi mi ha creato. notti come questa sono una mentale fuga dal mondo, sono manciate di ore fatte di assenza di azione, sono assurde, semplici e intense passeggiate intime e forse anche un poco metafisiche. in queste notti sono come una carta assorbente che si imbeve del silenzioso nulla che mi attornia. probabilmente la somma di tutte queste mie notti sarebbe quanto di più vicino all’essenza della mia esistenza. e considerato che si tratta di notti necessariamente solitarie, posso dire che nessuno mi ha mai visto vivere. è la mia ombra, l’ombra della mia vita, quella che gli altri vedono. scribacchiare in queste notti è ignorare tutto ciò che accade e respira aldilà della finestra. non riesco ad immaginarmi senza scribacchiare queste parole, potranno anche essere sconclusionate, ma se non le lasciassi danzare nella notte mi resterebbero dentro le viscere dell’animo, col loro peso e… liberarle e farle danzare credo sia come vedere volare via un uccellino a cui abbiamo spalancato lo sportellino della gabbia. una bella sensazione, insomma. è un silenzio piumato quello che si affaccia alla mia finestra, un silenzio che è la mia tana in cui sto come su una morbida zattera alla deriva nel cuore del mio oscuro bosco a tratti ardente come un deserto, a tratti piovoso come un cimitero avvelenato. 

sabato 24 ottobre 2015

il contatto con gli altri esseri umani mi tocca, se vuoi stare a questo mondo non puoi cliccare sull’opzione “non accetto”. devi guardarli, usare la tua voce, persino ascoltarli. che seccatura! stare tra la gente, che tu lo voglia o no, ti rende un po’ come tutti loro. io ad esempio non riesco nemmeno a leggere, in presenza di altre persone. certo, posso leggere parole, pagine, ma non riesco ad assaporarle come quando sono solo. anche guardare una partita di basket, o un film, da solo è tutta un’altra cosa. anche scribacchiare queste parole sarebbe inammissibile in presenza di estranei. ora, nel cuore della notte, mentre scribacchio davanti a questo pc tutto scassato, sto bene come non potrei stare in alcun luogo che comprendesse la presenza di altre persone. dio, quanto mi piacerebbe farla finita con questo trantran del circo e delle persone da incontrare per forza, tutti i giorni. me ne starei volentieri a casa, a leggere gli scrittori del passato, a guardare i miei film (la scatola piena di spazzatura cartacea che ho appena fatto volare dalla finestra, destinazione marciapiede, ha fatto un po’ di baccano ma sembra che lo schianto sia passato inosservato, nessuna finestra si è spalancata, nessuno ha pensato di vedere chi è lo stronzo che getta l’immondizia dalla finestra…). farla finita col solito trantran della quotidianità, il mio più grande sogno, in molti lo considererebbero una perdita di tempo, uno spreco di tempo. io di sicuro non la penso così. in questo momento beatles, candele, notte e città addormentata che nemmeno bada alla mia scatola volante, in questo momento, mentre scribacchio libero e leggero, sto così bene che riesco distaccarmi completamente dagli umani che non mi conoscono e che non voglio conoscere. se questo è perdere tempo, be’, adoro farlo. notti simili a questa ne ho trascorse chissà quante, fin da adolescente. che ci crediate o no, scribacchiare ora queste parole è una vera delizia. è un modo di far evaporare tutto quel trantran che dicevo prima. sono circa le 3,30. penso che tirerò sino alle prime luci dell’alba, sereno e beato come un cammello solitario tra le dune del deserto.

martedì 20 ottobre 2015

dalle ceneri di questo mondo di merda sbocciano fiori… è dal letame che nascono i fiori più belli, diceva il cantante…
profonde melodie attraversano il silenzio delle stelle che ondeggiano malate e annoiate…
la mia notte è fatta di fiamme e oscurità, i miei petali scintillano dall’alto di un campanile celeste. la mia notte esala ardenti granelli di tempeste che si addensano lasciando presagire naufragi insanguinati.

venerdì 16 ottobre 2015

sorrido provando ad immaginare una soffice e tranquilla notte con i miei lupi domati e mansueti. sono una tanica di benzina che ingurgita fiammiferi accesi (mmmm mangiafuoco, pinocchio… naaaa, inconscio fai il bravo, almeno per un po’ ) . rannicchiato e congelato nel mio nido infuocato vedo angeli e uccelli danzare liberi come malinconiche parole drogate. un’adunata di alberi bruciati poco più in là. il mio silenzioso grido selvaggio è forse un semplice scherzo per questo mondo che sta davanti alla tv a vedere il grande fratello.

lunedì 12 ottobre 2015

un momento che adoro è quando mi alzo dal letto ancora bagnato dai sogni di cui il cervello ha prontamente asciugato le immagini. un corpo finto-immacolato con addosso i selvatici rampicanti della notte. quando la ragione si finge morta possiamo vagare fra le rovine che possono tagliuzzarci i piedi, le gambe, la gola. adoro quando appena sveglio i sogni traboccano senza alcuna autorizzazione. 

giovedì 8 ottobre 2015

anche se il cielo è muto, un’orrenda tempesta scuote l’esistenza di pietra. coi miei remi di vetro spazzo le acque di smeraldo, come rantoli mortali i miei remi spasimano senza rumore.
 

domenica 4 ottobre 2015

chi racconterà la tristezza della mediocrità che come peste ammorba le esistenze che popolano questo mondo? adoro quando il mio spirito dorme sognando di essere eterno. le lame tagliano il mio umido cervello che sorride alle carezze di un marciume silenzioso come angelica neve che non smetterà di imbiancare nuovi fiori. ho la pelle arida e stanca che si trascina come una bocca senza speranze. l’acerbo morso notturno è una muta finestra che sanguina trascinata dalle gemme di parole che hanno più di duemila anni. forse una notte berrò stando a braccetto con l’eternità e le noie e le sofferenze saranno semplici immagini da cui evadere.

lunedì 28 settembre 2015

essere asssetttato delle proprie lacrime vuol dire bramare vere e profonde emozioni? boh… forse significa solo essere un animale stanco delle solite carnevalate… inerpicarsi nella solitudine per dare qualche leccata all’arcobaleno selvatico e vergine è cosa così peccaminosa e malsana? forse è solo una segreta beatitudine per un viandante della notte… un vecchio saltimbanco immalinconito dal mondo trova maggiore giovamento dal guardare le nuvole anziché le persone che danzano come infiocchettati regali preconfezionati da periodo natalizio. bramo lacrime e deserto, capricci che sognarono chissà quanti bianchi, muti, antichi poeti. il deserto uccide, ma sprofondare radici nella solitudine è una cosa che…chi non sa cosa sto dicendo, mai potrà capire…

mercoledì 23 settembre 2015

un altro po’ d’inferno, locandiere, voglio allontanarmi dal mondo. “io lo vedo scorrere tutte le sere, da qui, il mondo. e mai nessuno che mi chiede di versargli un poco di paradiso”.
sono sicuro che, a fine serata, avrà una voglia di distoglierli dal mondo, quei suoi occhi annoiati…
“quando chiudo, tornando a casa a piedi” mi ha detto “ciò che vedo non è il mondo tutto intero, mi porto addosso tanti pezzetti di mondo come frammenti di uno specchio frantumato…”.

quei pezzetti di vetro sono sotterranei quadri incrostati di vita, avrei voluto dirgli. ma già era andato via, a servire ad un altro tavolo.

venerdì 18 settembre 2015

E’ giorno, dalle finestre semioscurate la luce trasuda nel mio monolocale al tredicesimo, l’ultima cosa che ricordo è una serata con trust dei cure ad alto volume, io scalza, pantaloni bianchi in leggero cotone, aderenti sulle gambe e larghi sulle caviglie, t-shirt grigia a manica lunga, il mio bellissimo viso, col suo lunare pallore, contornato dai lunghi capelli più neri del nero, il mio sguardo perso, alla ricerca di chissà quale altra dimensione. Ricordo che avida e vogliosa mi scolai due boccettine prese dal sacchetto di plastica acquistato dal mio personale pusher-farmacologico, mi scolai le due boccettine direttamente in bocca, senza annacquarne il contenuto. Poi il buio cadde su di me. O io caddi su di lui, fate voi. Non so quante ore o giorni siano trascorsi. Adoro spegnere la luce del mondo mandando tutto a fare in culo. Adoro-spegnere-la-luce-del-mondo-mandando-tutto-a-fare-in-culo. E sprofondare in un mare più nero del petrolio. Ora sono più bella e pallida della più bella luna che possiate immaginare. Prendo una mezzolitro d’acqua e la scolo d’un fiato. Cammino scalza sul bianco marmo del pavimento. Inserisco nel lettore disintegration e alzo il volume, faccio entrare luce e aria spalancando le finestre, è una piccola rinascita della vostra cara e adorata Cry. Senza medici e ostetriche e mondo vario in mezzo ai coglioni. Ho voglia di aria fresca e di città che mi accarezza con la sua splendida e alienata megaindifferenza. Farò una doccia, mi guarderò allo specchio e uscirò nel vostro cazzo di mondo come un fiore appena sbocciato sotto la luce del sole. Sono la vostra cara e adorata Cry, la più bella diciannovenne del mondo. 

domenica 13 settembre 2015

la mia mente è un diavolo con un martello in mano. vivere con una dolce sonnolenza addosso adesso lo trovo celestiale. sono uno sconosciuto che vaga tra i morti che hanno sempre l’ombrello chiuso. perché scrivo queste cose? perché il mio disordine, il mio turbamento hanno voglia di piangere. la mia anima appiccica il naso alla vetrina nera come una campana annerita da un incendio simile al rantolo musicale di un sacerdote rovesciato. perché scrivo queste cose? perché scriverle è una droga deliziosamente vuota e selvaggia e privarmene mi provocherebbe una scomoda nausea di seta. le carezze criminali dei rumori mi sfiorano il collo ricordandomi i lontani sussurri della morte. una vita anemica è un’esistenza senza guerra per un guerriero. vorrei essere più confuso per meglio apprezzare l’ombra in cui accartocciarmi come una spirale di puro smarrimento. 

martedì 8 settembre 2015

vi svelo un segreto…ancora in piedi, a dire la verità seduto a scribacchiare queste parole, musica lisergica ’60 janis doors jimi… attendo il momento x… sotto casa, per strada, ancora persone a socializzare…attendo un po’ di desolazione per compiere un gesto sacro… lanciare dalla finestra il sacco della spazzatura plastica direttamente sul marciapiede…un gesto che mi riconcilia col cosmo e la natura e nietzsche e kerouac e dioniso e il sangue e il cacciare a mani nude animali selvatici e  cibarsi delle loro carni crude..cose così, se capite cosa intendo.

la strada sotto casa è un labirinto soffice e vellutato che ti dice benvenuto ed è lastricato con pietre avvelenate da un nasale dolore che sa di spiaggia bagnata dall’urina di un pazzo affamato in stato confusionale. il mio privato sacco della spazzatura attende il suo funereo salto, come le salme avvolte da un sacco che venivano lanciate abbandonate al mare quando le traversate marittime erano un’avventura romantica e pericolosa. per quanto possa sembrarvi cretina, anche questa cosa del mio sacco della spazzatura che attende è una storia. in questo momento un fazzoletto di libertà sta nel fluttuare di un sacco della spazzatura che presto raggiungerà il suo utero lastricato di pietra corrotta. aspetto che la notte diventi un abisso oscuro, un mostro ubriaco dal volto triste e dolce.