…poche volte apprezziamo la perfezione
della morte…come quando una falce miete una spiga nel pieno della sua maturità…non
c’è eternità ad attendere quella spiga… quello è il momento giusto per
abbandonare il mondo…
mercoledì 11 maggio 2016
venerdì 6 maggio 2016
mi
consumo mi logoro mi sfibro sbrandello una a una ogni mia cellula
distruggendomi come uno stronzo e mentre lo faccio mi guardo allo specchio e
ciò che vedo mi piace mi piace tremendamente mi piace e sono stupido e sono io.
pallido e struccato mi abbandono alla deriva e ciò che vedo sono io. nel mio
fiume nel mio mare nel mio vuoto nel mio nero nel mio bosco. sono io. giù nel
mio inferno solitario come un animale che attende di morire. sono terribilmente
spaventosamente genuinamente io. sorrido in bianco e nero. battelliano e
maledetto sono io.
domenica 1 maggio 2016
annego nelle mie rovine di cristallo, gioco con
le paure e il coraggio, contemplo la mia sposa di marmo, il mio cuore è colmo
di terribile e agghiacciante ironia, sono pallido come un cadavere mentre sulla
sponda del mondo attendo il mio precipizio, un passo, un solo passo e il mio
ultimo respiro insanguinato si rivolterà come le labbra di una multicolore
amante che spera solamente nel bacio di una pallottola vagante…
martedì 26 aprile 2016
la mia
amica sofi ha vissuto a stretto contatto con la morte, in modo indubbiamente
più concreto di quanto io viva accanto alla dama di bianco vestita che
premurosa mi coccola col suo sguardo, amorevole e affettuosa non mi abbandona
mai, la mia dama… per questo con la mia sofi parlavamo della morte senza la
solita ipocrisia abituale per i mortali… lei, la mia amica sofi, apprezzava la
mia assenza d’ipocrisia, parlavamo di morte, di morte vera, di quella che prima
o poi ti abbranca e ti porta via dallo sguardo del mondo e dei viventi… lei
apprezzava e non mi nascondeva la mostruosa paura che la ghermiva… io le
accarezzavo quella paura, senza traccia d’ipocrisia… so che può suonare
alquanto autocelebrativo ma penso sia stata fortunata ad avere una persona come
me, al suo fianco, prima che la morte la venisse a cercare… le sono stato
davvero molto vicino, ne ho avuto anche le conferme postume da parte di amici e
parenti, le sono stato vicino e per come sono io, trattasi ovviamente di una
vera, unica, preziosa eccezione… perché sto parlando della mia amica sofi? boh,
forse perché la morte non mi abbandona mai, forse perché adoro scribacchiare e
far danzare le parole come meglio credo, forse perché… forse perché … forse perché
mi va e basta… stralci di battelliana umanità… in questa notte le sorrido
tristemente, un sorriso alla mia amica sofi…
giovedì 21 aprile 2016
... quant'è bello far danzare le parole
una primavera di chimici colori mi faccio scoppiare dentro come una puttana che si prostituisce sola soletta nella sua stanza senza coinvolgere elemento alcuno di questa stronza umanità di cui niente m’importa sono uno schizzo di luce una vampata infuocata abbraccio il buio bacio il nero e morbido cuscino sono una scintilla infuocata che fa l’amore col buio cupo come l’assenza come l’assenza. sono un battello che fa lentamente rotta verso la morte / la mia splendida dama di bianco vestita, sono un antico e funebre inverno spalancato che sanguina immensi flutti danzanti nel crepuscolo trapassato da schegge ombrose e seducenti. la fine gli avvoltoi mi sorridono la fine mi morde con grazia secca e rovesciata la fine è un mare che mi riempie la gola veleggiando come lo sbocciare di un sorriso.
sabato 16 aprile 2016
terribile
dolcissima sorella tra poco ci adageremo uno accanto all’altra nel nostro letto
colmo di bellissimi fiori appena sbocciati, il mio cuore, aspro crudele e
voluttuoso, taciturno trasuderà denso e aromatico sangue scuro come il futuro
di un impiccato. i macigni sospinti dalla giornata saranno cigni aggraziati
dèditi all’incanto di una struggente carovana cristallizzata. le palpebre si
affievoliranno come pallide sofferenze dallo scheletro lascivo.
lunedì 11 aprile 2016
anche se sono parole scritte da altre persone,
pensieri pensati da altri individui, suoni emessi da voci o suoni comandati da
anime diverse dalla nostra, colori schizzati da estranei pennelli… ciò che
conta è che noi siamo come cozze che filtrano tutto ciò che capita nell’acqua
in cui sono immerse… la nostra voce può benissimo esprimersi anche in silenzio…
mercoledì 6 aprile 2016
girano ruote
infuocate, pensieri assassini mi accarezzano e mi si rivoltano contro, stupide
facce conosciute si affacciano dal vetro baciando la scivolosa e perfetta superficie
della mia indifferenza, come un ragno tesso elaborati complotti e acute
strategie per poi fregarmene del tutto dopo pochi istanti di immaginoso
menefreghismo, verso alcune lacrime nere, dense e roventi come il nulla capace
di spegnere ogni luce, vengo ammazzato, provo a volare, tento di scappare,
smetto di lottare, raramente sorrido, quasi sempre la paura mi affianca, riesco
a respirare, nonostante tutto riesco a respirare e mi sento un dio.
venerdì 1 aprile 2016
…trovarsi
in uno stato recettivo chiuso in una stronza stanzetta del cazzo sprezzantemente
lontano dal mondo e dai suoi abitanti… adorabile beneamato distacco io in
bianco e nero con la pelle ricoperta di inenarrabili glitter spaziali un po’
iggy pop un po’ ziggy stardust molto molto ilbattelloebbro eccezionale nottata
mondana fuori dal mondo un concerto un palco spazzatura volteggiante candele e
cristalli tra le pieghe della mia città lastricata di rosee ombre silenziose e
malaticce… mi sciolgo come un’antica nave tra le nevi di un mistico domani dal
profumo profano… mangio un po’ di stelle la mia fronte è così oltraggiosa che
trafigge il firmamento…
domenica 27 marzo 2016
jazz notte l’anima seduta sul pavimento che si abbraccia le
ginocchia un’impalpabile vena sregolata e peccaminosa io un po’ di jazz niente-circo-domani
una notte e niente più. ieri ho trascorso il pomeriggio in compagnia del signor
jorge luis borges peccato sia morto di poche persone posso dire altrettanto una
persona così viva nel mondo delizia gli animi smaniosi di parole ricamate e sapientemente
intrecciate da una meravigliosa immaginazione letteraria. vivete fate sentire
la vostra voce viaggiate incontrate persone dicono gli spot televisivi. io trovo
impagabile una notte solitaria come questa trascorsa a scribacchiare queste
inutili parole che mentre volteggiano dalla mente allo schermo allietano il mio
tempo come incantevoli carezze interiori.
notti come questa sono una tavola apparecchiata senza pietanze che
mi accoglie col beneficio dell’assenza del tempo e dell’utilità mi sfiora il
pensiero di macchiare la tovaglia col rosso delle mie vene mentre guardo dall’alto
come su un micro aeroplano che sfiora il soffitto senza alcuna intenzione di
planare.
chiuso nella mia stanza mi sento libero come un cane randagio che
scorrazza tra le stradicciole umide di una città popolata di spettri e
illuminata dalla luna e dai lampioncini ottocenteschi. bella la sensazione di
vomitare senza i contorcimenti viscerali e l’emissione di nauseabonde sostanze
grumose parzialmente digerite. la bocca della mia anima medita guerre e pianti
e intimi terrazzini coloriti come tramonti di un vino che ha dimenticato il
senso dell’esistenza.
martedì 22 marzo 2016
essere nel
bel mezzo del niente non facendo niente…in questa circostanza posso immaginare
tutto. i silenzi sono paesaggi sconfinati, i rumori gli intervalli privi di
emozioni. la banalità della felicità è che è fatta per gli stupidi, è fatta per
chi non è in grado di essere infelice. ho fame di un cielo nero, un ponte di
pietra, una città che sospira nella nebbia. voglia di stare nel bel mezzo del
nero, distante dalle sponde.
venerdì 18 marzo 2016
mercoledì 9 marzo 2016
la mia splendida dama ottocentesca mi guarda
con occhi limpidi come vetro attraverso i quali vedo una pioggia che mi
sorride. ho sedici anni e il vento dell’800 mi accarezza le ossa come un
mostruoso dio che se ne infischia di ogni perfezione. sorrido mentre assaporo
ogni sfumatura del mio dizionario irregolare. con la lingua sfioro mentalmente
le mie viscere cariate, le mie ossute caviglie sono fiori che sbocciano come
fuoco tra la neve. i miei occhi damascati scrutano l’oscurità come divine e
gioiose labbra che si trascinano amabilmente tra dense e pallide folle di
cotone. lentamente mi preparo ad una mia notte fumante…
venerdì 4 marzo 2016
tra qualche ora, tra qualche giorno, domattina
o tra svariate decadi smetterò di respirare e cosa resterà di me? un benemerito
niente. trovo meraviglioso non preoccuparmene. spero che questo menefreghismo
non mi abbandoni mai. la terra o il vento o il mare mi accoglierà e io mi
sdraierò beffardo, estatico e trasparente e sorriderò pensando che non dovrò
più timbrare il cartellino. voi non mi vedrete più ma io sorriderò come e più
di prima. piccolo auto-requiem per ilbattello me medesimo.
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