ancora una volta sedicenne, ancora una volta piccolo sotto un immenso
cielo notturno, alto come solo le cose sublimi sanno esserlo, ancora una volta
distante dal sole, in attesa di una luce lontana… volo alto stando seduto sotto
un cielo immaginato, il mio volto è un ricordo di una splendida notte senza
suoni. una danza si staglia nell’aria, priva di clamori e caotici movimenti,
un’immateriale danza senza movimenti terreni, spirituale collana d’immagini e
ricordi e interiori monologhi mai esistiti. osservo nei miei occhi il mio
arsenale di alte stelle lontane come inviolabili e sacri pensieri proibiti alla
collettività. di chi io son figlio? forse voi tutti sapete di avere dei
genitori, questa consapevolezza in me è pura cognizione di una commedia scritta
da mani che ignoro. non mi sento figlio di questa terra, della mia nascita
rimangono solo i segni delle bende e dei cerotti, che sia nato cadendo da
qualche elevato luogo ignoto? questa mattina ho sognato un fiume inquinato,
verdastro e pieno di zanzare, non solo nuotavo felice ma andavo anche
sott’acqua come nel più cristallino dei caraibici mari, mi sentivo libero come
si è liberi quando si è adolescenti e si va nel fiume a nuotare contro il
deciso contrario parere dei genitori. la sporcizia del fiume era probabilmente
il luridume in cui mi tocca annaspare truccato da pagliaccio. questo non credo
di averlo sognato ma mi sarebbe piaciuto librarmi in aria per asciugarmi, un
infuocato volo sopra l’esteso sudiciume che insidiava le mie carni in procinto
d’ammalarsi.
giovedì 31 gennaio 2013
domenica 27 gennaio 2013
nel mio
stomaco lava, tizzoni infernali mal digeriti. rosicchiano dal di dentro,
graffiano e bruciano ma… ci sono abituato. voglio i miei lupi che mi azzannino
senza pietà, voglio corrosivi morsi a lacerare crudelmente le mie carni.
brandelli di cervello sprizzano da tutte le parti imbrattando le quattro pareti
che accolgono il mio corpo freddo, inerme e meraviglioso. adoro sentirmi
animale seppure infagottato di socialmente accettabili apparenze
pseudoborghesucce del cavolo. i miei lupi nessuno li vedrà mai, siete così lontani
dal mio bosco interiore. adoro sentirmi male, da solo, un animale ferito
lontano dal branco. vorrei Cry come sorella. due pianeti nel freddo del cosmo
nero zero silenzioso. ho fame di buio. mi addentro nel mio bosco scordandomi
del vostro mondo.
mercoledì 23 gennaio 2013
venerdì 18 gennaio 2013
Jorge Luis Borges
Ho trascorso un’intera vita immerso nella letteratura, scrivere, leggere,
immense catenelle di parole inanellate spesso con estrema diligenza, cura,
amore, a volte con esattezza. La cosa più acuta e ingegnosa che ho fatto è
stata quella d’inventarmi dei libri. Non scriverli, immaginarli e basta.
Immaginare che esistessero e recensirli, criticarli, parlarne, scriverne,
raccontarli. Scrivere e parlare di libri senza la seccatura di doverli
scrivere, intere biblioteche immaginarie da cui trarre ispirazione, frasi da
citare, argomenti da approfondire, pensieri su cui riflettere. Tutto senza la
noia di scrivere pesanti tomi che forse nessuno avrebbe mai letto con vero
piacere. Perché questo è il punto, leggere deve essere un piacere, un vero
piacere in cui sprofondare, un meraviglioso bosco in cui inoltrarsi senza
pensare a dove ti porteranno i tuoi passi, senza temere il sopraggiungere della
notte, i rumori misteriosi del vento, delle foglie, degli animali. La
letteratura può essere così profondamente misteriosa, nessuno potrà mai
prevedere dove condurranno un determinato animo certe parole scritte. Nei libri
ci si specchia, ci si perde, come in un mare dopo aver nuotato verso
l’orizzonte fino a quando quasi non senti più le braccia. La vita certe volte
può essere altrettanto profondamente misteriosa quanto la letteratura, cosa
potrebbe riservare la vita ad un animo fatto completamente di musica? A
Beethoven riservò la sordità, a me, se mi passate l’audace analogia, a me ha
riservato la cecità. La scrittura e la lettura sono le cose che realmente
distinguono gli uomini dagli animali, le parole scritte hanno il dono
dell’immortalità, durano più di qualsiasi monumento di marmo, più di qualsiasi
cosa fatta di carne, ossa, muscoli e sangue. Non tutti i grandi uomini sono
grandi scrittori, ma tutti i grandi scrittori, in un modo o nell’altro, sono
grandi uomini. Per scrivere bisogna pescare le parole in un pozzo, più è
profondo il pozzo più la pesca può essere proficua. Le menti che somigliano a
bacinelle d’acqua al massimo possono scrivere libri degni di un supermercato.
Le biblioteche, quelle vere, sono meravigliosi assortimenti di pozzi in cui ci
si può specchiare.martedì 15 gennaio 2013
il coraggio, ai tempi della
mia giovinezza, campi di prigionia, città bombardate, paure perennemente
appiccicate alla pelle come tante zecche pulsanti che ti aspirano dal profondo
la voglia di tirare avanti. il coraggio a quei tempi era una sottile lastra di
vetro che se esibita poteva essere infranta con infinita facilità. potrei
sembrare presuntuoso a molti di voi ma io, qualche brandello di quel che
coraggio ce l’ho, radicato nei miei geni, nascosto e appiccicato caparbiamente
ai miei globuli rossi. la società in cui sono, volente o nolente, nato e
cresciuto, il benessere, hanno infiacchito apparentemente quel coraggio che,
comunque, fa parte dei miei geni di battello ottocentesco. ho vissuto il
vietnam, la guerra di secessione, la prima e seconda guerra mondiale, ho
vissuto carestie e pestilenze, la mia pelle è un libro di storia senza voglia
di fare alcuna propaganda. non parlo a vanvera e le mie parole non vogliono
mancare di rispetto a chi ha sofferto. ho conosciuto anche una bellissima
14enne di nome anna frank, non ascoltava i talking heads ma era una meravigliosa
adolescente, di quelle che se ce ne fossero di più la marmaglia che popola il
mondo apparirebbe meno simile ad uno sterminato gregge. la mia pelle ha
conosciuto tutto ciò. e anche oggi posso vantarmi di conoscere una piccola anna
frank. vorrei che lei lo sapesse che per me, lei, è una piccola anna frank.
venerdì 11 gennaio 2013
la positività, le fiction, i
balli latinoamericani, i cocktail da fighettini, le vacanze con assenza di
inventiva, i baci-abbracci-e-finti-interessamenti, la totale assenza di
coraggio dovuta all’aver vissuto sempre nella bambagia, le letture del cazzo
che vi ordinano gli editori con le loro macchine subliminali, mettetevi tutto
nel culo a mò di grossa supposta tipo sommergibile... mmm domani circo, domani trucco da pagliaccio che non sopporta il luogo di lavoro ma che non lo sopporta in maniera socialmente accettabile... un mostro mimetizzato da semplice persona scazzata... sto così bene nel mio mondo sebbene non sia un mondo fatto di rose e uccellini che cinguettano felici... le ultime notti sono state notti tormentate ma è sempre il mio mondo, inquietudini che affiorano a fior di pelle, a fior di anima...in queste ultime due notti almeno tre volte ho sognato di morire, una volta in una sfrontata e insensata azione di guerra... sentore di morte, mano della dama di bianco vestita a sfiorarmi la fronte sudata...ho voglia di stare lontano dalle feste, dalle cene, dai luoghi stracolmi di sorrisi...
martedì 8 gennaio 2013
fanculo le persone speciali, le persone sono tutte
uguali, l’unico diverso sono io. scusate l’esplosione di sincerità. sono cose
che non si dicono, lo so, se non altro perché tutti avrebbero da ridire in
infinito bla bla bla che non interesserebbe le mie orecchie. per quel che riguarda gli affetti credo di essere
un mostro. non sono carne fatta per questo pianeta. non sono cattivo, questo è
vero. sono anche capace di grandi slanci di sincera dolcezza. ma nessuno mi
mancherebbe se scomparisse dalla faccia della terra. risparmiatevi i bla bla
bla di circostanza, grazie. più passano gli anni e più sono serio quando mi
chiedo “chissà come cazzo sono venuto a questo mondo”. posso essere buono,
posso essere dolce, resto sempre un mostro. vorrei saper dipingere, o scrivere,
per esternare la mia mostruosità. per renderla se non altro tangibile, persino
visibile a qualcuno. me la tengo dentro, vabbe’. ombre e tetre ragnatele
pendono dalle pareti della stanza illuminata da candele ottocentesche. di nuovo
la dama di bianco vestita, ancora la morte che mi passa accanto solo per un
salutino, un cenno della sua delicata mano scheletrita. “ci vediamo un po’ più
in là” mi sussurra premurosa. sono circondato da persone che temono la morte.
forse per via dei loro affetti, non so. a me, di sicuro, non dispiacerebbe
lasciare il circo e le cazzatine ad esso correlate. mi dispiacerebbe solo non
poter vivere i momenti come questo, totale solitudine, parlare a me stesso e
stop. magari da morto potrò starmene di più per i cazzi miei, chissà.
sabato 5 gennaio 2013
chi
cavolo sta scrivendo queste parole? a chi appartengono queste dita che
compongono frasi che si stagliano su un vetro luminoso? sono in procinto di
dissolvermi, lascerò un’invisibile traccia come un arcobaleno di pulviscolo
atmosferico. quasi già non esisto,
anziché scrivere sospiro su carta. e non ho nemmeno niente da dire,
semplicemente sospiro. il mio sguardo è dolce, vitreo e limpidamente inanimato.
non una goccia di sangue nel mio corpo. la mia splendida dama ottocentesca
canta per me, una melodia incantevole che non passa nemmeno attraverso le mie
orecchie, giunge sussurrata direttamente nella mia anima bianca, esangue,
appesa ad un corpo che sembra quello di un vecchio pescatore d’altri tempi. in
lontananza sento arrivare i miei lupi, più affamati che mai. non ho voglia di
alcun essere umano. ascolto la voce della mia dama, fino a sprofondare nel mio
buio. se mi risveglierò non lo so. ma questo importa così poco…
mercoledì 2 gennaio 2013
lontano dal circo
sono tutto mio, libero e solo, libero di essere solo. barcollo moribondo e
sorridente, sfrenato come un ballo sulle note di interstellar overdrive. una
triste effervescenza sprizza dai miei pori colorati come micropozzi spalancati
come occhi sulla volta del cosmo freddo e silenziosamente sovrumano. brucio e
mi piace bruciare. stop. vado davanti alla specchiera del bagno, i miei occhi
in questo momento devono essere bellissimi. [sono così belli diomio, roba da
innamorarsi all’istante]. a modo mio sono uno dei miei eroi. finirò triste e
solo e, almeno in parte, libero. sono il mio piccolo e bellissimo eroe
part-time. poco fa, per le strade, tanta umanità agonizzante senza sapere di
esserlo, vuoti occhi senza fondo, senza sogni, senza colori, senza fondale,
solo lucine piene di spot televisivi e riflessi di vetrine come gabbiette dalle
vetrose pareti senza impronte e ditate. mi sorprendo a desiderare un abbraccio.
ma non da quelle sagome senza vita. vulnerabilità che sale a galla per
ricordarmi che ho un corpo destinato a questo mondo. il mio destino maledetto.
voglio la mia splendida dama ottocentesca, voglio che sia lei ad abbracciarmi.
lei e basta. vorrei non dover incontrare gente per forza. voglio che sia solo
lei ad accostarsi a me. potrei guardarla con gli occhi della specchiera.
lunedì 31 dicembre 2012
L'ultima notte dell'anno. Guardate la vostra adorata Cry seduta sul freddo
marmo bianco del pavimento con la sua solitudine tatuata addosso come una
pallida mantide religiosa che prega inascoltata sotto un cosmo disabitato.
Guardatemi e innamoratevi di me, sono una solitaria dea più isolata dei suoi
fedeli che la osservano con occhi gonfi di speranza. Guardatemi e innamoratevi
di me. Sono un profumato fiore silenzioso sbocciato in un mondo popolato da
marci escrementi a quattro zampe. Davanti a me sul pavimento Bullett, il mio
cane di peluche muto e pensieroso come un saggio allontanatosi dalla società
troppo rumorosa. Sono una dea generata dal pianto di un universo triste e
sconsolato. Mia madre una lacrima invisibile ad occhi imputriditi da una noia
che sa di stupido telequiz televisivo da fascia oraria preserale. Guardatemi e
innamoratevi di me. Prendo due tavor, un halcion e un goccio di jack. Un altro
goccio di jack. Ho voglia di osservare un arcobaleno tutto nero che sorge solo
per me. Non voglio pensieri terrestri nella mia testa. Non voglio. Pensieri
terrestri. Nella mia testa. Altro goccio di jack per aiutarmi a spegnere ogni
luce. Accendo una sigaretta accendo Inger Lorre She’s not your friend. Mangio
anemici crackers senza sale unico cibo ingerito dal mio corpo in due giorni
due. Racconto a Bullett, mentalmente senza parlare, è un cane di peluche ed io
in questo momento sono una folle controllata, racconto mentalmente a Bullett la
storia di una ragazzina a cui nessuno aveva mai insegnato a piangere. Spesso la
ragazzina poneva alla madre domande tipo “perché la gente piange?” e quando si
sentiva rispondere “Perché stanno male” lei diceva “dunque quando si sta male
bisogna piangere… Cosa bisogna fare per piangere?”. Chiamo la ragazzina Betsy.
Betsy la ragazzina che non sapeva piangere. Bullett ascolta silenzioso come un
saggio allontanatosi dalla società troppo rumorosa. Guardatemi sono la vostra
adorata Cry seduta sul freddo marmo bianco del pavimento. Guardatemi e
innamoratevi di me.
venerdì 28 dicembre 2012
tutta la bellezza ammissibile da quell’intrico di neuroni e
fasci nervosi e bulbi oculari e solchi di corteccia cerebrale e pulsazioni potenti
come tamburi e inaspettate e veementi gittate di sangue, tutta la bellezza
immaginabile [tollerabile] dall’animo umano racchiusa in un’allungata e sinuosa
mano. se questa non è essenza di Bellezza io non merito di respirare nemmeno
per un secondo ancora. diomio quanto mi soffermerei a sproloquiare su questa
Bellezza dalle cinque dita snelle e sottili, diomio quanto mi perderei nella
contemplazione di quella mano. uno dei miei eroi (che di letteratura ne
masticava parecchia) disse che la più grande opera creata dall’uomo in tutti i
tempi è la Commedia dantesca. questa mano non è da meno. la sublime altezza
creatrice che caratterizza le note di Mozart, gli affreschi o le sculture di
Michelangelo, i versi di Dante, le vocali del mio Rimbaud, le forme del Canova
o del Bernini, fanno pensare senza indugio ad un’ispirazione in qualche modo
divina. impazzisco (in modo terribilmente piacevole) nel tentare d’immaginare
un uomo che crea qualcosa di tanto Bello. come questa mano. forse non ho il
coraggio, la forza, per pronunciare questa frase letteralmente ma mi piace
scriverla indubbiamente: credo che darei la vita per riuscire a creare qualcosa
come questa mano. darei la mia vita per creare qualcosa come questa mano.
morirei per lei. per quella mano. morirei felice se fosse quella mano ad
accarezzarmi il volto, mi addormenterei dolce come un bimbo. per sempre.
dormirei felice. l’immensa delicatezza della carne, la morbida e decisa
sporgenza ossea di quel polso che si arcua musicalmente e quelle dita… quelle
dita che potrebbero arrivare, se volessero, a sfiorare le gote di Dio… oddio,
mi sento venir meno, sul serio, sono inebriato dalla visione e dal pensiero di
quella splendida mano… meglio tacere…. meglio tacere…
[Parmigianino, Madonna dal collo lungo]
giovedì 27 dicembre 2012
le luci appese sulle strade della città, sopra asfalto
bagnato di solita pioggia che se ne frega delle festività, sopra la solita
fiumana d’insulsa festante umanità che compra, spende in preda al delirio della
forzata futilità. sono il giovane dio caduto su questa terra, che attraversa
deserti e solca oceani immensi e dimenticati, oceani per voi inimmaginabili.
sono un giullare rinchiuso nella sua gabbietta di solida instabilità. sono
gelato e colorato come un pagliaccio seduto su un cono biscottato come su un’altalena
invisibile che splende mentre oscilla davanti alle vostre teste appannate.
sorrido meraviglioso davanti a tutte queste vostre puttanate, irrido le vostre
catene scampanate, sono l’incessante lume delle vostre notti assonnate.
canticchio una canzone che m’invento al momento, una canzone che non esiste se
non nella mia testa forse bacata. come fa la mia canzone?
mi brucio mi taglio martorio
la mia carne. a modo mio sono un santo, una martire della mia anima solitaria.
sono un cazzo di martire senza religione, a rebel without a cause, se mi
passate la citazione cinematografica. il mio corpo lo avverto come un unico
esteso livido, dolore sordo, soffocato, un dolcissimo urlo perso nel vuoto.
accarezzo le labbra della dama di bianco vestita, la morte. muoio, anche se poi
non muoio per davvero. mi pugnalo a fondo, sangue dal mio corpo. sangue. dal.
mio. corpo. chissà da dove cazzo sono nato, da quale pianeta provengo. sono
matto, sono morto (sono vivo in una terra di morti) ma nessuno se ne accorge
per via del mio trucco. chi mi ha visto potrà portare con sé la cartolina di un
santo. chi mi ha visto potrà portare con sé una goccia del mio sangue. mi
pugnalo per accentuare il dolore. nessuno può vedermi sorridere. morirò solo.
annoto con piacere che la sensibilità con cui sono nato è rimasta intatta. a
modo mio mi sento un piccolo santo fedele e leale a me stesso. a modo mio sono
un mio piccolo eroe.
sorrido al pensiero di non aver abbandonato del tutto certe mie vecchie insane abitudini, tra una manciata di ore devo essere pronto truccato per il circo e, anzichè dormire come un angioletto, eccomi qui in piedi come un vizioso e anarchico essere che manda a quel paese orari e consuetudini che ingabbiano tante esistenze inscatolate. accendo ora il cellulare e mi giungono i messaggi accumulatisi nelle ore diurne, tanti "tutto bene, batt?" che non avranno alcuna risposta. mille volte meglio l'aver ricevuto qui un commentino sul lusso di poter restare soli. tra qualche ora sentirò immancabilmente qualcuno che sbotterà "cazzo sono a pezzi, sono andato a letto che era passata la mezzanotte!" e dentro me, sotto il cerone e il nasino rosso, sorriderò pensando alla mia natura aliena.
sorrido al pensiero di non aver abbandonato del tutto certe mie vecchie insane abitudini, tra una manciata di ore devo essere pronto truccato per il circo e, anzichè dormire come un angioletto, eccomi qui in piedi come un vizioso e anarchico essere che manda a quel paese orari e consuetudini che ingabbiano tante esistenze inscatolate. accendo ora il cellulare e mi giungono i messaggi accumulatisi nelle ore diurne, tanti "tutto bene, batt?" che non avranno alcuna risposta. mille volte meglio l'aver ricevuto qui un commentino sul lusso di poter restare soli. tra qualche ora sentirò immancabilmente qualcuno che sbotterà "cazzo sono a pezzi, sono andato a letto che era passata la mezzanotte!" e dentro me, sotto il cerone e il nasino rosso, sorriderò pensando alla mia natura aliena.
lunedì 24 dicembre 2012
Modigliani
Vi vedo dannarvi l’anima per
ammucchiare più cose possibili, una marea di persone che ammucchiano
freneticamente infischiandosene della propria anima, tralasciando la bellezza.
L’anima non sa che farsene delle cose che ammucchiate. Poco dopo la mia morte
vi siete messi ad ammucchiare anche i miei quadri, quelli che prima nessuno
sembrava vedere o apprezzare. Ma quando qualcuno sentenzia che una cosa ha
valore e deve essere acquistata, allora ecco che vi precipitate come un gregge
di pecore assetate che intravedono una fontana. La vita andrebbe vissuta
assaporando sensazioni, non accumulando oggetti. Chi concentra la propria
esistenza nelle proprie mani, alla fine atrofizza l’anima, quest’ultima si
rimpicciolisce e non riesce a vedere o sentire niente. Agli occhi di chi vive
così, io ho fatto sicuramente una vita di merda. In effetti ho patito la fame,
sperimentato la miseria in ogni sua sfumatura. Non che ci sia qualcosa di bello
in ciò, lo ammetto, però ho sempre cercato di essere libero, svincolato dalle
catene sociali. Un vero artista non lo si giudica dalle sue capacità
imprenditoriali, dal talento per vendere se stesso, così si dovrebbe giudicare
un commerciante. Un artista ha una sensibilità tagliente, una vista penetrante
e cerca di dar forma a ciò che vede. L’arte esamina, approfondisce e dà vita
alla bellezza. E la bellezza non è detto che sia sempre gradevole, di
bell’aspetto, rassicurante. Può essere violenta, angosciante, crudele,
spaventosa, agghiacciante. Molti, ancora oggi, mi trovano affascinante, io
credo che il fascino nasca dal desiderio inconscio di libertà, mi trovano
affascinante perché la loro anima, anche se sommessamente, grida la sua voglia
di libertà. Nella mia convulsa ricerca di libertà ho mandato all’aria un sacco
di cose, persino quella più preziosa, l’esasperato, smisurato amore della mia
Jeanne. Il suo amore per me non ha mai vacillato, la sua dedizione nei miei
confronti è la cosa più appassionata e commovente che sia esistita sulla Terra.
Ora riposiamo uno accanto all’altra, non come Paolo e Francesca però, che sono
travolti da un’incessante bufera, io e Jeanne siamo vicini, abbracciati,
finalmente sereni.
sabato 22 dicembre 2012
nonostante
apparentemente non abbia proprio fatto una vita avventurosa e dissoluta come
tanti dei miei eroi ne ho visto e vissute di cose…ho scritto “apparentemente”
perché, in fondo, sono sempre stato un pagliaccio con la mia superficie da
bravo ragazzo… in realtà… in realtà a volte mi chiedo come cavolo abbia fatto a
frequentare certe persone, certi ambienti, fare determinate cose mentre al contempo
andavo a scuola, mentre avevo gli “amichetti per bene”, mentre agli occhi del
mondo ero un bravo ragazzo. lo spirito di adattamento mi ha reso un
meraviglioso pagliaccio di talento. lo spirito di adattamento, la necessità.
tutte cose che quando la mia memoria andrà in frantumi, quando con l’alzheimer
la mia 14enne verrà a trovarmi in un ospizio del cavolo, tutte cose che
andranno perse per sempre. nonostante sia stato un meraviglioso sedicenne la
verità è che sono invecchiato precocemente, nel senso che presto ho perso
entusiasmo per il mondo e le persone. ho cominciato prestissimo a trovare le
emozioni, le erezioni intellettuali, solo dentro (o attraverso) di me.
in
questo momento, in questo preciso momento ho freddo, sento le ossa gelate,
solitudine che condensa come brina sul mio scheletro nudo, privo di stronzate.
la notte è il momento migliore per spogliarsi delle stronzate. è un miracolo
che sia ancora vivo. sono nudo (metaforicamente), la barba lunga e un pallore
nel viso smorto, occhi gonfi colmi di assenza di tranquillo sonno ristoratore.
mi piaccio, sfatto, sfibrato, piacevolmente logorato (…comfortably numb). oltre
ad accumulare cose, sembra che il maggiore interesse degli umani sia
intrecciare sempre nuove relazioni tra simili. quante tonnellate di ipocrisia e
di puro e meccanico automatismo egoista in suddette relazioni. meglio un foglietto virtuale come questo, semplice
e diretto, privo di pretese. chi vuole leggere non deve fingere un grammo d’interesse.
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