un buco
un foro attraverso cui la chimica comincia ad interagire con ciò che accade al
tuo corpo e all’interno di esso. qualche attimo di soffice paura se l’ospite
non è proprio un abituè. un tuffo di colori nel tuo buio, uno squarcio come una
faglia che separa te stesso dal resto della zattera mondana affollata di mute
formiche ciarliere. solcando i mari antichi e lontani soffermandoci possiamo
vedere riflessa l’immagine dei nostri cocci che invecchiano sorridendo
beffandosi di noi. non puoi sconfiggerli o ignorarli puoi solo sputarli
addosso. sputare è già qualcosa un romantico gesto forse idiota forse senza
senso. un semplice triste e allegro modo di suicidarsi con una pallottola a
salve. mi sveglio mi alzo dal letto per entrare in un pollaio. nel pollaio ci
entro sempre da solo tutti gli altri sono bipedi pennuti starnazzanti.
domenica 14 aprile 2013
martedì 9 aprile 2013
notte
buio nero fuoco silenzio catrame petrolio e desolazione. qualche candela e il
freddo del pavimento sulle natiche. mantegna giotto padre brown poe sul
pavimento. anche un foglietto con la lista della spesa. rido di me stesso
perché tanto non userò mai una lista della spesa. però c’è, quel foglietto, con
una penna poggiata sopra. candeggina ammoniaca detersivo piatti e lavatrice
birra latte olio riso pepe yogurt cipolle aglio fagioli biscotti crauti succo
d’arancia. dal vetro della portafinestra i tetti delle case addormentate.
cittadina del cazzo la mia. non è firenze né mantova o assisi, ferrara, urbino
siena roma padova o venezia. perlomeno non è nemmeno las vegas. bicchiere mezzo
pieno eheh. infilzata in una cornice una cartolina di nantucket. e qui scatta
incontrollabile l’erezione letteraria. allineo queste parole con meravigliosa
noncuranza. qualcuno disse provocatoriamente che anche gli immortali personaggi
della grande Letteratura non sono altro che una sequela di parole. una
successione di parole sono achille e don chisciotte, odisseo e achab, orlando e
amleto. una sequela di parole, ok. ma con dentro un universo di sfumature
potenti, emotive, spirituali, sanguigne e intellettuali, ironiche, tragiche e
vitali. i grandi quadri, i grandi libri, sono profondi pozzi in cui potersi
perdere. la lista della spesa. il consumismo che appanna la vista è la droga
più diffusa oggigiorno. una pozzanghera fangosa in cui imbrattarsi illudendosi
di essere felici. guardo il ritratto di jeanne hebuterne di modiglioni sulla
mia parete. sorrido a jeanne che è così bella. decido di compiere un mio
piccolo personale rituale pagano. al centro della stanza, sul pavimento, brucio
il foglietto della spesa. un bacio tra il foglietto e la fiammella della
candela. un piccolo falò tutto mio racchiuso tra le mura in un’addormentata
cittadina del cazzo. un piccolo falò pagano, rituale antisocial. sorrido mentre
la carta brucia. domattina dovrò pulire i residui del minifalò, vabbe’. però
adesso sorrido.
mercoledì 3 aprile 2013
un’idea ardita, sciorinata da un grande scrittore,
circa la genesi della commedia dantesca: Dante ha immaginato il suo viaggio
oltremondano nei tre regni dell’aldilà per mostrarci le conseguenze dei vizi e
delle virtù perseguite durante la nostra vita terrena? Dante ha immaginato il
suo percorso, dall’inferno al paradiso, per mostrarci la via della redenzione?
no. semplicemente Dante s’innamorò della signora Beatrice Portinari, un amore
impossibile il loro, sia perché la signora Beatrice era sposata ad un ricco
banchiere e soprattutto perché ella morì molto giovane. cosa fece dunque il
signor Dante innamorato (che tra l’altro era dotato di un sovrumano talento
letterario)? semplicemente decise d’immortalare l’oggetto del suo amore. e non solo.
decise che tutta l’umanità si sarebbe dovuta inginocchiare davanti alla sua
amata. e scrisse la divina commedia. scrisse il suo capolavoro semplicemente
per far rivivere il suo amore. per poter rincontrare la sua amata.
probabilmente è un’ipotesi troppo semplicistica, ma che importa? mi ha sempre
affascinato tantissimo proprio per la sua estrema semplicità. la forza della
semplicità e del romanticismo e dell’amore. che ci si creda o no poco importa,
è un’idea che fa sorridere l’animo e palpitare il cuore. ci pensate? un uomo
ama così tanto una donna che per poterla vedere nuovamente scrive la divina
commedia. roba da far sorridere l’anima e palpitare il cuore.
venerdì 29 marzo 2013
il mio soggiorno, pieno dei pensieri miei, è un
inferno notturno e perverso, ci navigo in stretto e largo, fino all’alba sbatto
la testa contro le onde, fino a che arriva la consapevolezza che non riuscirò a
compiangermi. mattone dopo mattone edifico la mia cappella sconsacrata. una
rosa dei venti, fatta di luce accecante, affrescata nella volta, una peste
dilagante nel mondo. delicatissime le mie mani ringiovanite sono intellettuali
appendici del tutto prive di ombre, voci di callas e disegni di Raffaello,
parole di Dante volteggiano come angeliche ammaliatrici. le personcine che mi attorniano
chissà se ce l’hanno un’anima (forse è atrofizzata come un chicco d’uva passa).
probabilmente, se ce l’hanno, è muta e non ha molte pretese. la mia vuole
cielo, vuole giocare come un aereo di carta. a lei piace provare a volare.
periodo di danze spaziali, sterminate distanze sociali. da oltre due mesi non
scambio una sola parola con un briciolo di quasi-piacere, annullerei volentieri
gli spettatori che mi attorniano. sto così bene da solo. chiuso nel mio buio
non ho voglia di nessun altro sangue che non sia il mio.
domenica 24 marzo 2013
il
vento che con un soffio avvelena gli stolti arriverà. arriverà, da lontano
arriverà. dal triste mondo, dal meraviglioso mare interiore e spirituale,
arriverà. forse dopo pioverà. è notte e non soffia alcun vento. dovrei dormire
anziché scrivere queste cose. già, forse dovrei. ma senza le mie impressioni
sputate su questo foglio non sarei il pagliaccio che amo amare.
mercoledì 20 marzo 2013
sorrido al pensiero che ogni tanto chi mi manca
sono Io, ogni tanto mi manco. Io, con le mie ferite, i miei lupi, le mie braci,
i miei tizzoni, il mio inferno personale. ma il mio inferno riemerge, la mia
pazzia, quella che mi fa rigirare nella notte, un’allucinazione rumorosa e
cristallina. ogni tanto sorrido guardandomi. sono i miei momenti migliori. io
bellissimo pagliaccio, la star del pianeta che abito da quando sono nato.
chissà cosa succederebbe se avessi una pistola. quante volte ci ho pensato.
prenderei tutto a calci in culo accarezzandomi la tempia. chissà quante volte
ci ho pensato, fin da ragazzino. un boato che potrebbe far paura. ma sarei Io.
sono Io. mi sorrido. sorrido a me stesso. esiste qualcosa di più bello? adesso, nel fondale dell'oceano, la morte dei suoni e delle voci terrestri è musica per i miei timpani tesi e rilassati e colorati. leggo una lettera d'addio di una mia cara amica morta suicida. non ho care amiche morte suicide e non leggo alcuna lettera. è tutto nella mia testa. tutto si muove calmo nel mio fondale...
sabato 16 marzo 2013
ho voglia
di semplicità. di fredda solitudine di montagna, di assenza di calore di
stupidi riflettori quotidiani. aria gelida e cieli tersi che quasi fanno male.
quasi. bianco e nero ma quello vero, non quello finto patinato. inchinarsi
davanti al tempo senza piegarsi. senza sentirsi in prigione. in fondo sentirsi
bene che cos’è se non sentirsi liberi? adoro il pensiero della libertà del viaggiatore.
anche se non viaggio quasi mai. sono un viaggiatore che non viaggia quasi mai.
sono un viaggiatore senza nome, uno di quelli che non hanno bisogno di ricordi
confezionati, i sorrisi interiori sono le migliori cartoline. sono le cose più
belle che ti aiutano a tirare fuori ciò che hai dentro. insieme alle cose
brutte. amori e dolori, bellezze e timori. mi sento bene. sono solo. e insieme.
a me. sorrido. sorrido anche perché scrivo quello che dico io. in fondo
sentirsi bene che cos’è se non sentirsi liberi? adoro sentirmi libero, libero e
squilibrato. forse lo sono nato e tutto quanto ha cercato di farmelo
dimenticare. i miei sogni, il mio inconscio mi suggeriscono che provo rabbia
per chi ha cercato di distruggere il mio spazio, d’impacchettare un animo che
sogna di essere libero (e forse, a modo suo, ci prova ad esserlo…). adoro non
dover cercare il senso delle cose. vedere le cose, sentirle senza ragionare.
avere la testa nel mio pianeta. [chissà dove cazzo ce l’ho la testa…]. in
questo momento i miei occhi sono meravigliosi, ne sono sicuro. sono Io.
martedì 12 marzo 2013
ho sposato l’assenza di strategia. improvviso come un jazzista usando come strumento la mediocrità dell’esistenza terrena. improvviso inebriandomi con l’assenza di programmi o pensieri troppo elaborati. ho sposato un’esteriore leggerezza che libera la mia voglia di profondità spirituale. finché morte non sopraggiunga. notte da bluesman giorno da soldatino di bianco vestito mimetizzato nel mediocre mondo più piatto di un foglio bianco. sorrisino interiore di fronte alla schizofrenica esistenza. dopo una piccola vacanzina è tornata la mia splendida dama ottocentesca che con la sua carezza mi fa sentire dannato, maledetto e terribilmente solitario. una sensazione che mi mancava. sono ancora io, posso guardare allo specchio le mie lucenti pupille e sorridere gioioso come un pagliaccio delizioso che prende in giro la vita e tutto il mondo.
giovedì 7 marzo 2013
ho voglia di firenze. e di un Raffaello nella parete di casa. sul nostro
palcoscenico ci sono jovanotti, crozza, muccino e benigni. qualche secolo fa
c’erano Brunelleschi, Bramante, Michelangelo, Leonardo, Mantegna, Piero della
Francesca, Parmigianino, Caravaggio. e Raffaello. deterioramento della mente
umana. a proposito di Rinascimento c’è una famosa frase di orson welles che
dice “in italia, sotto i borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore,
assassinii, massacri e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo e il Rinascimento;
in svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia e
cos’hanno prodotto? gli orologi a cucù”.
sabato 2 marzo 2013
se stai leggendo queste parole stai guardando la faccia di un
clown senza maschera. non ho la presunzione di pensare che a qualcuno interessi
guardare la mia faccia, ci si stufa delle persone, figuriamoci di
un’accozzaglia di parole assemblate in uno schermo tanto vasto quanto un mare
che rende invisibili i pesci che contiene. forse scrivo qui per illudermi di
pensare che qualcuno sentirà la mia voce. forse scrivo qui solo perché è il
modo più schietto, onesto che conosco per sentirmi parlare. tra le mura parla il
violino di niccolò paganini per interposta persona (itzhak perlman). chissà che
strano fascino emanava la persona del signor paganini, era estremamente brutto,
magrissimo e dalla faccia ossuta e macilenta, sempre vestito di nero come un
beccamorto, una spalla più alta dell’altra (forse per le infinite ore trascorse
ad esercitarsi col suo strumento), zoppo perché, si diceva, al posto di un
piede aveva uno zoccolo da caprone, dopotutto è risaputo che fece un patto con
satana in cambio di uno smisurato talento musicale. per queste dicerie e per la
sua condotta immorale, assiduo frequentatore di bettole malfamate, alla sua
morte gli fu negata la sepoltura in terra consacrata. nonostante non fosse di
bell’aspetto era sempre circondato da donne, anche bellissime e ricche e
aristocratiche, restavano le donne stregate da ciò che riusciva ad estrapolare
dal suo strumento. chissà che strano fascino emanava il signor paganini.
oggigiorno sembra che l’unico fascino riconosciuto in una figura maschile sia
un connubio di volgare prestanza muscolare e totale incapacità intellettuale
anche se, c’è da scommetterci, ogni donna sarà pronta ad ammettere il
contrario.
lunedì 25 febbraio 2013
il pagliaccio è un anarchico moderato. non innesca bombe, non uccide
nessuno ma se ne frega allegramente degli steccati che il pubblico gli impone.
dietro la sua faccia colorata è libero e ride, ride, a volte amaramente ma ride
e soprattutto se ne infischia della moltitudine squadrata che lo osserva dagli
spalti. invecchia e il suo sorriso nascosto invecchia con lui, muore ogni
giorno e il suo sorriso ogni giorno muore un poco con lui. ho annientato gli
amici, la famiglia, detronizzato ogni forma di calore umano, vivo nel freddo e
solitario mondo che mi sono creato, facendo terra bruciata tutto attorno a me,
sono come napoleone che raggiunse faticosamente mosca ma la trovò devastata da
un colossale incendio catastrofico. la mia mosca è un freddo e desolato
appartamento col ghiaccio e la neve fatti di marmo bianco silenzioso.
“l’immaginazione governa il mondo” diceva il condottiero francese. il poeta,
invece, diceva “la mia immaginazione è un monastero e io sono un monaco”.
mercoledì 20 febbraio 2013
Vorrei dar fuoco a tutta
la mia casa, a tutta la mia vita, così, in un gesto senza meditazione, un
grandioso falò ad illuminare di un arancione acceso le mie gote pallide e
lunari. Sono un’acclamata divina rockstar priva di pubblico, sono un iceberg
nel bel mezzo di una piazza rischiarata dai bagliori di enormi neon pubblicitari
molto newyorkesi o giapponesi. Una specie di monolite di ghiaccio alla Kubrick,
per intenderci. Sto fottendo la mia vita. Questo è il pensiero che ora mi
saltella nella mente. Sto. Fottendo. La mia. Vita. Sto fottendo il mondo, lo
calpesto con meraviglioso, spensierato menefreghismo. Da un po’ di giorni ho
spento tutto, mi sono distaccata anche da Senia e Lara. Loro cercano e vogliono
la loro Cry. La negazione irrobustisce la mia già espansa autostima, mi sono
sempre sentita diversa e più alta e leggiadra degli umani che popolano queste
dozzinali lande di seconda scelta. Sono un essere di classe A in un mondo di
seconda scelta. Prima e dopo che impazzisse, Nietzsche quando elaborava le sue
teorie e componeva i suoi spartiti fatti di parole probabilmente pensava a me.
Sono un essere superiore creato dall’immaginazione degli angeli e dalla
depravazione dei diavoli. Ho fatto una lunga tiepida doccia, i miei capelli
sono vivi e neri come i miei occhi tersi e lucenti, tutto il mio corpo è fresco
bianco e pulito e profuma di vaniglia, uno e settantaquattro per quarantasette
chili di angelico candore e perfida corruzione psichica. Mi guardo allo
specchio e sono bellissima, la più bella diciannovenne del mondo. Quando ripulisco la mia crisalide con
diuretici e lassativi e litri d’acqua, quando dopo un lungo chimico sonno
rinasco dopo una doccia mi sento un diafano involucro per la mia anima
profumata come una nuvola alitata dalla bocca di Dio. Dopo due giorni di sonno
e acqua, la prima cosa che ingerisco è una calda tazza di caffè solubile che mi
regala una sferzata di energia, mentre infilo jeans e maglietta metto Violet e
la voce di Courtney risuona alta nel mio monolocale al tredicesimo, canto
insieme a Courtney e penso che andrò a fare due passi per le vie del vostro
mondo.
giovedì 14 febbraio 2013
Cosa fa un assassino? Uccide. E non devono per forza
esserci complotti, intrighi o inseguimenti. Questa è la storia di un serial
killer che uccide. Violenza pura senza ornamento, mancano gli ingredienti che
si utilizzano solitamente per rendere di facile digestione una storia. Solo
l’essenza. Nonostante sia la storia di un serial killer, una cosa che è
costantemente palpabile è la realistica monotonia, il grigiore che permea la
quotidianità come un subdolo cancro. Non un grande film, d’accordo,
probabilmente il suo più grande merito è quello di non sottostare alle solite
regolette del commercio.
[Henry, pioggia di sangue - 1986]
domenica 10 febbraio 2013
lunedì 4 febbraio 2013
natural born killers
flash di bianco e nero, ralenti poi dentro il juke
box il 45 giri di leonard cohen lascia spazio alle L7 e scoppia la violenza.
adoro questo film. sesso e deserto, morte, fumetti alla the wall, tv spazzatura
e consumismo, oniriche immagini e bianconiglio, lisergica visionarietà
colorata, rock sparato a mille, brutalità insanguinata, un feroce sogno
compulsivo raccontato da un inconscio libero e profanato. i due assassini sono
al contempo immersi nel superficiale mondo e avulsi dalla realtà, distaccati
dal suolo e con le mani imbrattate di sangue, sempre comunque meno viscidi del
personaggio interpretato dall’amico della 14enne (robert downey jr che veste i
panni di uno dei personaggi più rivoltanti della storia del cinema). uscì nello
stesso periodo di pulp fiction e la gente, troppo impegnata ad elogiare il film
di tarantino, non lo apprezzò abbastanza, a parte un mio amico che mi ripeteva
“cazzo batt, è fantastico, decisamente più forte di pulp fiction!”.
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