martedì 4 agosto 2015

troppo spesso l’immaginazione viene relegata nel sottoscala dell’animo, insieme a istinti e paure che tentiamo invano di occultare. l’immaginazione è ciò che ci rende colorati in un mondo che altrimenti sarebbe una fotocopia in bianco e nero di un modulo qualsiasi di una grande burocrazia chiamata vita. dopotutto è con l’immaginazione che gli uomini hanno creato gli dèi. gli uomini hanno creato gli dèi che avrebbero creato gli uomini: fantastico!

un pagliaccio immerso nel suo fiume lunare va nuotando incontro alle fiamme di un profondo sonno infernale. col mio becco animale bucherello il cuore di questa notte così dolce, dannata e mortale. mi sveglierò come un rampicante arrugginito che si specchia davanti ad una tv accesa. mi sveglierò stropicciato come il volto di keith richards. scaverò un umidiccio pozzo mentale e guarderò gli uccelli riempire di elettricità gli spazi vuoti lasciati dalla fede e la famiglia e le sicurezze bagnate di nebbia screziata di veleno e saliva porpora. mia splendida dama ottocentesca, accarezza il mio sangue come fa la tempesta con le cose di questo mondo, concedimi un ballo sotto la pioggia dettata dalla Tristezza. baciami e regalami il sapore, l’illusione dell’eternità. 

giovedì 30 luglio 2015

grossi sassi grigi nel mio labirinto. ne raccolgo uno e lo imbratto con alcune gocce del mio sangue. la polvere dei giorni passati è stata spazzata via dal chiudersi dei miei occhi. il mondo soffoca al di là del vetro, soffoca e resta a guardare. un alveare privo di vita e confusione se ne sta rinsecchito come una casa vuota che non aspetta ospiti. vorrei sanguinare sino a restare esausto. senza che ci sia qualcuno a disturbare. mi volto per guardare il mondo che lento si consuma abbandonato alle sue inutili stanchezze. quando il giorno muore e l’alba è lontana l’orizzonte si spegne con misteriosa bellezza. cieche parole come pipistrelli mi accarezzano volteggiandomi attorno. 

sabato 25 luglio 2015

tempo fa mi dissero, in maniera neanche troppo offensiva, che ero malato di pressappochismo. in un certo senso credo sia vero. credo che gli umani abbiano un’intelligenza di tipo razionale, un po’ schematica e tendente alla logica. ho sempre pensato invece che gli angeli avessero un’intelligenza più di tipo intuitivo, come se loro non avessero bisogno di fare tutti i passaggi per giungere ad una determinata idea o conclusione. se davanti ad un’espressione algebrica intuisci il risultato mica c’è bisogno di evidenziare tutti i passaggi intermedi, no? anche perché fare ciò sarebbe dannatamente noioso oltre che inutile. parlo di quel tipo d’intelligenza che a volte abbiamo nei sogni, quando vediamo le cose risplendere e non sappiamo da dove provenga la luce e nemmeno c’importa di saperlo. oppure di quando, anche con l’immaginazione, ci troviamo davanti ad un dirupo e camminiamo nei pressi del baratro e proviamo un piacere che non riusciamo a spiegarci. o di quando guardando la luna e non sentendola gridare vorremmo serenamente e dolcemente morire. 

martedì 21 luglio 2015

ho sempre guardato con distacco le persone che stringevano rapporti umani con leggerezza e facilità, con naturalezza. fin da bambino. nella solitudine sta la purezza. ma il distacco non è una cosa che mi sforzo di fare. il distacco lo concretizzo con leggerezza e facilità, con naturalezza. 

venerdì 17 luglio 2015

voglio una porta da trafiggere col mio passaggio. le porte non sono mai innocue. vorrei qualcuno da disprezzare, qualcuno a cui soffiare in faccia la mia ruggine sanguinolenta. vorrei spaccarmi come una roccia. pisciare in giro inquinando la placenta. aspetto che arrivi il buio. il buio qui. buio in cui impazzire ridendo sprezzando il mondo come un pagliaccio dal coraggio rossoscuro. beffardo sorseggio il mio dolce calice di cianuro. aspettando il buio. il buio qui.


lunedì 13 luglio 2015

ho perso il conto delle gocce di pioggia che sbattono contro il culo del mondo. in realtà a tenere i conti sono una frana. e me ne compiaccio. non conto nemmeno le mie gocce di sangue, quando mi graffio. a volte le spiaccico sulla pelle col polpastrello colorandomi come un guerriero apache. è questa una notte arancione. che vedrà un pagliaccio crollare in un manto di silenzio. a volte vorrei essere un pazzo cattivo. ma dubito che i pazzi e cattivi sappiano di essere tali. boh.

giovedì 9 luglio 2015

c’è qualcuno là fuori, oltre gli schiamazzi che come stronzi nelle fogne stanno a galla nell’aria di questa notte? c’è qualcuno che sa far volare i propri pensieri nell’aria nera scura di questa notte che non tornerà più?

chi non ha i lupi può beatamente sorridere come un beato stronzo. chi non ha i lupi pascola sull’erbetta di questo sasso che chiamate mondo senza paura dei morsi e delle zanne affamate di sangue e anima. chi non conosce denti che affondano nelle sue carni è un bamboccio di plastica col codice a barre e la scritta made in china tatuate da qualche parte nella pelle irrorata di finta vita.

su un carro d’argento
l’alba senza timori
transita tra case asfalto e cemento

la notte senza clamori
celebra il suo sole spento


mi trapano sottilmente la pelle maculando di colore il buio da cui mi faccio ammantare morbido e deliziosamente arrendevole. il mio strano cadaverico pallore si specchia nella stagno dolcemente profumato di questa notte fredda ardente e scricchiolante. la linfa del mondo è un cappio che stringo al mio collo che vuole essere spezzato.

sabato 4 luglio 2015

nessuna scusa per essere invisibile come un fantasma che comunica attraverso pensieri che non vogliono essere ascoltati. il distacco è la migliore arma per difendersi dalla noia del mondo, la migliore arma per accettarsi e forse amarsi, per non lasciarsi sporcare dai detriti sociali nebulizzati nell’aria dalle menti avvelenate.
come un fantasma non ho peso e non ho forma e vago tra le mille e mille notti dimenticate, finite senza che i milioni di occhi le abbiano anche solo sbirciate. come un fantasma la mia famiglia, il mio passato è solo una stupidissima fiaba, un mucchio di stracci, di roba da lasciare sul marciapiede per i meno fortunati. roba da fare venire i conati. credo che un fantasma che cammina su questa terra si domandi “ma ci sarà un mondo migliore per me?”. forse non c’è, e allora penserà “porca puttana, allora mi vendicherò!”.
chi possiede briciole di talento rifugge il contatto delle viscide lingue mediocri, per restare intatto, per nutrire quella vita interiore che gli altri non conoscono, per non sporcare i propri luoghi sacri.


martedì 30 giugno 2015

non si può vincere una guerra da soli. senza l’ipocrisia del compromesso si è condannati alla sconfitta. forse è qui il fascino di certi eroi immortalati dalla sconfitta. la vittoria della sconfitta. è estate ma sogno una notte d’inverno. voglio una bottega desolata in un freddo pomeriggio di gennaio col cielo così cupo e scuro da atteggiarsi quasi a crepuscolo. un cielo così cupo e scuro da richiamare folate di veleno tra le mura solitarie. ogni tanto bisogna sciacquarsi levarsi di dosso il cielo azzurro che incombe nell’animo profondo. ascolto il vento soffiare contro il mio muro contro il mio firmamento. è il respiro degli abissi che trafigge le pietre del mio silenzio. il mio silenzio lastricato di sconcertanti tuoni di vetro. una foresta di cemento e automobili e personcine brulicanti là sotto. qua dentro un mare calmo e tempestoso ombre che scorrono come gemiti tra lenzuoli artiglieria d’intimità e piacere e confusi estatici labirinti rampicanti. il vento soffia la polvere muta come un mare segreto in cui annegare in una stanza sbiadita e confusa dove ammutoliti pipistrelli danzano stando fermi appesi a testa in giù. dalla mia finestra vedo bugie mischiate al vino alle danze ai colori ai sorrisi e alle malinconie che cadono a pezzi come cantilene d’argento senza nome. sono un soldato senza corpo con le vene sature di neve arrugginita. 

venerdì 26 giugno 2015

la gente sempre sorridente è stupida. io sono solare-positivo significa io sono superficiale-e-troppo-stupido-per-farmi-toccare-da-dubbi-e-varie-inquietudini. chi cerca sempre la compagnia di altre persone non conosce le profondità dell’anima. le altre persone sono boe di galleggiamento che ci tengono forzatamente sulla superficie placida del mare. chi è in grado di avere una vita spirituale cerca in qualche modo la solitudine. 

lunedì 22 giugno 2015

...dal mio balcone...il termine della notte, cèline, fino all'alba...


notte è riposo per i mediocri. per gli altri, una stanza in cui non dover interagire con facce che non c’interessano. io ci aggiungo morsi zanne ferite e lupi. viaggio al termine della notte. che libro! l’alba a due passi, luce che trapela dall’altro angolo dell’universo. viaggio al termine della notte, cèline. che libro! leggiucchiate alcune pagine qualche ora fa. per chi ama la scrittura qualcosa di imprescindibile. meravigliosamente rozzo ed essenziale, scrittura che sgorga come vita, vita sporca e vera che va inaspettatamente a braccetto con la Letteratura. io poi ci trovo ironia dietro ogni angolo, dentro ogni anfratto, anche quando si parla di miseria, malattia e povertà. l’ironia è nello sguardo non nelle cose osservate. la luce dell’alba come una lenta marea sale usurpando il trono della notte. tra poco tutte le facce sciocche si sveglieranno e cominceranno a fare tutte le solite cose sciocche che chiamano vita. tra poco il circo del mondo aprirà i battenti. bah.

giovedì 18 giugno 2015

dalla mia finestra affacciata sulla notte vedo il porto. [solita casetta e solita cittadina del cazzo, per la cronaca. però stanotte vedo e sento un porto]. niente di solenne nella mia mente o sulla punta delle mie dita. c’è solo questo mark lanegan che scivola come un passamano che affianca con discrezione l’intera scala di questa notte. alle prime luci dell’alba si dissolverà (tacerà era troppo brutale, non se lo merita, se capite cosa intendo…). qualche persona per la strada si trascina agitando seccanti voci che disturbano la quiete del mio porto. ci vorrebbe una pioggia, sarebbe un sorriso alla mia anima alienata. non c’è la pioggia ma ho sempre me. ci vorrebbe la pioggia ma anche un fiume non sarebbe male. mi accontento del mio porto immaginario, con l’acqua nera che accoglie luci e pensieri che trapelano dai loculi di cemento in cui la gente sogna di essere viva. affilo le lame m’infilzo il pugnale.  non so il perché ma mi viene in mente una frase del Poeta “i cinesi vedon l’ora nell’occhio dei gatti”. 

domenica 14 giugno 2015

sofficemente sveglio nel cuore della notte, a deporre parole e incenerire sensazioni, una piccola forma di pazzia agli occhi di chi vive incollato ad orari più consoni ad una vita ordinaria e priva di immateriali trincee dell’anima. nella quiete della notte c’è una tranquillità che bisogna saper leggere. la fantasia è un cielo senza luce e l’atterraggio una fine che non si ha voglia di vedere. lo scambio di parole tra persone, credo si chiami socializzare, ora più che mai è qualcosa di semplicemente inutile e fastidioso. vado su e giù sull’altalena della mia nostalgia. sono il vento che accarezza un bosco notturno, un fumo come fiume che espandendosi lambisce ogni anfratto nascosto dipinto dalle trasparenze degli abissi dei sogni.

delle volte sono così vacuo…mi pungo mi graffio e in un battito di ciglia il mio corpo incontra i miei pensieri, s’incontrano manco a dirlo nel mio bosco interiore. un bosco pieno di buio e solitudine. le cose più belle hanno un profondo cuore di solitudine. è nel dolore e nella solitudine che le persone sfoderano la loro grazia. 

mercoledì 10 giugno 2015

il balcone della mia casetta, una notte stanca di parole, aggrappato alla mia sigaretta guardo quel lampioncino che è un lumino disegnato da un tratto di matita in una strada lambita da una pioggerellina che ascolta gli addii che si consumano in una notte come questa. ciò che vedo dalla mia finestra è un bellissimo mare privo di sole e schiamazzi, è un lampioncino che nel suo piccolo rischiara un ritaglio d’infinito, una luce che pesa come il suono di un flauto che consola come un tremolante bacio trasparente. una luce sofferente che è un bicchiere che ti accompagna fino al mattino. l’oscurità è pazzia e quel lampioncino è una confidenza che allevia ogni patimento, quel lampioncino prende a braccetto la mia anima e la conduce verso un’isola agognata dove la ragione ebbra di rugiada si addormenta come un fiore in aperta campagna. quel lampioncino mi sorride e ci scambiamo incomprensioni, mi dice che stanotte, adesso, vorrebbe sposare il mio sguardo. sono una brezza che s’innamora di un pallore visto mai. 

mercoledì 3 giugno 2015

davanti allo specchio

c’è un uomo davanti allo specchio, dietro le pupille, due pezzetti di specchio nero nello specchio, dietro le pupille un mondo senza esseri umani. dietro le pupille c’è un ragazzo che sussurra “i pazzi siete voi”. c’è un ragazzo seppellito da una sottile lamina lucida e riflettente che lo rende invisibile agli occhi insensibili e addomesticati. l’uomo davanti allo specchio ha un naso e una bocca, una bocca che non ha niente da mordere. il ragazzo sussurra che da sempre è in cerca di una casa. da sempre ha una luna e una malinconia senza colore. mi guardo allo specchio ed è un viaggiare senza terra e cielo che si muovono, è un guardare due occhi brillanti di nebbia, un veleggiare nella penombra a cui mancano i suoni dei ricordi. un bianco fertile nella penombra come un prato che si addormenta sognando la notte. i miei occhi che mi guardano cantano attraversando il ponte, si rallegrano dei fiori muti che si sciolgono davanti all’abbandono, davanti alla tristezza che non fa male, la città si perde mentre le mie ombre giocano a sparire inseguendo il suono di un organetto. senza fretta tra poco mi allontanerò dallo specchio, mi affaccerò al balcone e accenderò una sigaretta.