martedì 8 settembre 2015

vi svelo un segreto…ancora in piedi, a dire la verità seduto a scribacchiare queste parole, musica lisergica ’60 janis doors jimi… attendo il momento x… sotto casa, per strada, ancora persone a socializzare…attendo un po’ di desolazione per compiere un gesto sacro… lanciare dalla finestra il sacco della spazzatura plastica direttamente sul marciapiede…un gesto che mi riconcilia col cosmo e la natura e nietzsche e kerouac e dioniso e il sangue e il cacciare a mani nude animali selvatici e  cibarsi delle loro carni crude..cose così, se capite cosa intendo.

la strada sotto casa è un labirinto soffice e vellutato che ti dice benvenuto ed è lastricato con pietre avvelenate da un nasale dolore che sa di spiaggia bagnata dall’urina di un pazzo affamato in stato confusionale. il mio privato sacco della spazzatura attende il suo funereo salto, come le salme avvolte da un sacco che venivano lanciate abbandonate al mare quando le traversate marittime erano un’avventura romantica e pericolosa. per quanto possa sembrarvi cretina, anche questa cosa del mio sacco della spazzatura che attende è una storia. in questo momento un fazzoletto di libertà sta nel fluttuare di un sacco della spazzatura che presto raggiungerà il suo utero lastricato di pietra corrotta. aspetto che la notte diventi un abisso oscuro, un mostro ubriaco dal volto triste e dolce. 

giovedì 3 settembre 2015

benvenuto nel mio privato notturno angolino ghiacciato. fra qualche ora il tendone del mio circo mi accoglierà, funk! ma ora i miei occhi sono pronti a trafiggere il buio fino allo splendere dell’alba. tra i miei capelli da clown senza trucco c’è un alveare di immagini e mondi e un silenzio da antica nave sperduta nella nebbia e nell’acqua nera. scivolano pensieri strofinandosi con l’aria e con gli angeli che somigliano a pipistrelli in cerca di sangue e petali vergini di cenere colorata. divoro e mi lascio divorare in quest’angolino che è un castello un labirinto che sta in piedi sino al mattino. poco prima dell’alba mi dissolverò e diventerò uno di voi, una spiga nel granaio del mondo. in quest’angolino di notte, nella mia stanza bianca, un sole stanco e sconvolto trova il suo riposo e per qualche ora può diventare pietra, un vaso, un dolore senza voce, una manciata di sabbia lontana dal mare, un’onda che s’infrange nel marmo del mio angolino splendidamente desolato. adesso mi allontano per non sentire il fiato del mondo che non ha più niente da dire. mi guardo allo specchio guardo i miei occhi e sono sempre io. meravigliosa sensazione. il mio bosco, il mio dolore, i miei lupi sono pronti ad accogliermi. meravigliosa sensazione.

lunedì 31 agosto 2015

... nel mio ponte immaginario, con la città acquattata sotto la coperta della notte, come un bimbo che cerca sicurezza...

nel mio ponte immaginario di pietre antiche, sotto l'acqua nera che trascina lacrime di silenziose esistenze...

nel mio ponte immaginario non t'ho mai incontrata...
...  e le mie pupille sono le uniche che amo ascoltare...

[... parole scritte di getto dopo aver letto "ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale" del signor montale ]

sabato 29 agosto 2015

seguo le orme senza fine del cavallo della morte. vorrei ora che mi scattassero una foto, il mio viso intonacato di una serenità chimica ed ipnotica. il trucco è la sopravvivenza del pagliaccio. si strucca per volare, quando può dolcemente essere solo. questioni di giorni e mi regalerò una cena a base di vino e carne. carne e carne e sangue e vino e carne e sangue. per coccolare il mio Io assassino e pericoloso. accendere la mia anima mentre la luna cade nel buio dell’immortalità. adoro rubare schifosi ritagli alla meccanica quotidianità. illusione di un’invulnerabilità confusa intrisa di sangue e di un amore creato solo dai miei occhi distaccati come uno specchio che riflette il vizio che non si fa non si deve fare non è bene e bla bla bla. voglio risvegliare il mio Io assassino e cannibale, voglio fare una passeggiata sino alla mia tomba attorniata di rovi gravidi scalfiti da un dolore amico inseparabile. 

lunedì 24 agosto 2015

con l’anima rivoltata come un calzino senza pelle, senza rivestimento, mi lascio andare alla deriva tra pareti esagitate dall’assenza di gente. voglio beatamente stare solo nel silenzio e nell’abisso romantico e irregolare, vedere dal mio oblò l’umanità tutta intera, addormentarmi e svegliandomi riguardare ciò che è molto e poco allo stesso tempo. vedo socrate che beve la cicuta, il marmo di michelangelo, i colori di van gogh, le fluenti note elettriche di jimi hendrix che si spandono a macchia d’olio nell’aria. le mie labbra baciano un angolo pieno d’ombra, osservo le lettere che si stagliano sul foglio di carta, il silenzio di stanotte è una spada, una maschera, una sottile morte dolce e affilata. la mia anima è sola, adagiata in un letto di cenere e candido oblio.

mercoledì 19 agosto 2015

eccomi qui nella mia piccola casetta del cazzo eppure, nel cuore della notte, nel bel mezzo del mio bosco, tra lupi famelici e fiumi di lava e graffi e sangue e maledizioni. la mia vita, la mia vera vita. sanguino sorrido e danzo stando fermo. sono il pubblico di me stesso, il mio pubblico preferito. non scrivo queste parole per ricordarle, archiviarle, scolpirle… le scrivo perché…perché sto sanguinando non scrivendo. c’è il mare e un prato verde e un deserto di sabbia nella mia piccolissima casetta del cazzo. e io sono seduto nel marmo. mentre graffio la pelle, l’anima luccica come una libidine segreta, i miei occhi sono perfetti polpastrelli ubriachi. per divertirmi vorrei ora far scoppiare il mondo. mentre io sto nella mia isola di tenebra e pazzia. fulmini e bicchieri e cascate come monumenti in una spiaggia che è una privata stanza da letto. ora più che mai non voglio essere amato o curato. le anime di rara fattura sono troppo preziose per un mondo di centri commerciali. la mia vita è una pioggia oleosa in un meccanismo mortale. oscena e lussuriosa questa calda notte sbagliata che vivo seduto nel mio marmo personale. 

venerdì 14 agosto 2015

fra qualche anno queste parole, queste paginette virtuali, verranno cestinate nel dimenticatoio mattatoio isolato e troveranno posto in qualche cartelletta di un archivio infernale. all’inferno magari qualche anima scazzata le leggerà, una manciata ogni cento duecento anni, e saranno putride e ingiallite, meravigliosamente comprensibili. ma all’inferno fa un caldo bestiale, anzi infernale, a nessuno verrebbe voglia di dedicarsi alla lettura. chissà se all’inferno ci sono quei bar un poco malfamati, meravigliosamente da quattro soldi, quelli con buona musica e che vivono solo di notte. boh. sul soffitto una piccola crepa, quasi all’angolo della stanza. non è una crepa, è una ragnatela bianca come il cotone. c’è qualcosa di più metodico e poetico di una tela di ragno?

domenica 9 agosto 2015

oggi ho avuto la mia dose di perversione. dopotutto anche scrivere queste parole è una forma di perversione, avere i capelli tra einstein e krusty il clown è perversione, guardarsi allo specchio è perversione, scolarsi una bottiglia di vino è perversione, vivere e crepare soli è perversione. ognuno ha le sue, di perversioni, un po’ come il buco del culo e le idee. be’, sulle idee avrei qualche dubbio. come diceva lo scrittore, l’importante è fregarsene di ciò che dicono i vicini che ti spiano dalle tendine delle loro finestre. quella sì che non è perversione, è una forma di genio. non spiare dalle tendine, intendo, ma fregarsene. il caos della strada combatte con la musica del mio stereo, io nel mezzo come una fottuta terra di nessuno a cui nessuno dedica attenzione. l’assenza di attenzioni può essere più dolce del miele delle api del paradiso. sempre che in paradiso ci sia qualche apicoltore. e sempre che si sia degli asociali con una certa tendenza ad un silenzioso narcisismo. con oscena serenità penso alla morte, alla morte che alla fine è giusto un attimo della nostra esistenza. la paura che accompagna la morte è una brutta bestia. la tristezza, invece, che la ammanta, quella è in un certo modo bellissima. le cose tristi spesso hanno con sé una bellezza che è meglio di una notturna pioggerellina quasi silenziosa. la mia gabbia stanotte è gialla ma di un giallo un poco opaco, tendente all’arancione. volo nella mia gabbia come un uccello libero e ubriaco. un uccello che vola libero e ubriaco. bello no?

martedì 4 agosto 2015

troppo spesso l’immaginazione viene relegata nel sottoscala dell’animo, insieme a istinti e paure che tentiamo invano di occultare. l’immaginazione è ciò che ci rende colorati in un mondo che altrimenti sarebbe una fotocopia in bianco e nero di un modulo qualsiasi di una grande burocrazia chiamata vita. dopotutto è con l’immaginazione che gli uomini hanno creato gli dèi. gli uomini hanno creato gli dèi che avrebbero creato gli uomini: fantastico!

un pagliaccio immerso nel suo fiume lunare va nuotando incontro alle fiamme di un profondo sonno infernale. col mio becco animale bucherello il cuore di questa notte così dolce, dannata e mortale. mi sveglierò come un rampicante arrugginito che si specchia davanti ad una tv accesa. mi sveglierò stropicciato come il volto di keith richards. scaverò un umidiccio pozzo mentale e guarderò gli uccelli riempire di elettricità gli spazi vuoti lasciati dalla fede e la famiglia e le sicurezze bagnate di nebbia screziata di veleno e saliva porpora. mia splendida dama ottocentesca, accarezza il mio sangue come fa la tempesta con le cose di questo mondo, concedimi un ballo sotto la pioggia dettata dalla Tristezza. baciami e regalami il sapore, l’illusione dell’eternità. 

giovedì 30 luglio 2015

grossi sassi grigi nel mio labirinto. ne raccolgo uno e lo imbratto con alcune gocce del mio sangue. la polvere dei giorni passati è stata spazzata via dal chiudersi dei miei occhi. il mondo soffoca al di là del vetro, soffoca e resta a guardare. un alveare privo di vita e confusione se ne sta rinsecchito come una casa vuota che non aspetta ospiti. vorrei sanguinare sino a restare esausto. senza che ci sia qualcuno a disturbare. mi volto per guardare il mondo che lento si consuma abbandonato alle sue inutili stanchezze. quando il giorno muore e l’alba è lontana l’orizzonte si spegne con misteriosa bellezza. cieche parole come pipistrelli mi accarezzano volteggiandomi attorno. 

sabato 25 luglio 2015

tempo fa mi dissero, in maniera neanche troppo offensiva, che ero malato di pressappochismo. in un certo senso credo sia vero. credo che gli umani abbiano un’intelligenza di tipo razionale, un po’ schematica e tendente alla logica. ho sempre pensato invece che gli angeli avessero un’intelligenza più di tipo intuitivo, come se loro non avessero bisogno di fare tutti i passaggi per giungere ad una determinata idea o conclusione. se davanti ad un’espressione algebrica intuisci il risultato mica c’è bisogno di evidenziare tutti i passaggi intermedi, no? anche perché fare ciò sarebbe dannatamente noioso oltre che inutile. parlo di quel tipo d’intelligenza che a volte abbiamo nei sogni, quando vediamo le cose risplendere e non sappiamo da dove provenga la luce e nemmeno c’importa di saperlo. oppure di quando, anche con l’immaginazione, ci troviamo davanti ad un dirupo e camminiamo nei pressi del baratro e proviamo un piacere che non riusciamo a spiegarci. o di quando guardando la luna e non sentendola gridare vorremmo serenamente e dolcemente morire. 

martedì 21 luglio 2015

ho sempre guardato con distacco le persone che stringevano rapporti umani con leggerezza e facilità, con naturalezza. fin da bambino. nella solitudine sta la purezza. ma il distacco non è una cosa che mi sforzo di fare. il distacco lo concretizzo con leggerezza e facilità, con naturalezza. 

venerdì 17 luglio 2015

voglio una porta da trafiggere col mio passaggio. le porte non sono mai innocue. vorrei qualcuno da disprezzare, qualcuno a cui soffiare in faccia la mia ruggine sanguinolenta. vorrei spaccarmi come una roccia. pisciare in giro inquinando la placenta. aspetto che arrivi il buio. il buio qui. buio in cui impazzire ridendo sprezzando il mondo come un pagliaccio dal coraggio rossoscuro. beffardo sorseggio il mio dolce calice di cianuro. aspettando il buio. il buio qui.


lunedì 13 luglio 2015

ho perso il conto delle gocce di pioggia che sbattono contro il culo del mondo. in realtà a tenere i conti sono una frana. e me ne compiaccio. non conto nemmeno le mie gocce di sangue, quando mi graffio. a volte le spiaccico sulla pelle col polpastrello colorandomi come un guerriero apache. è questa una notte arancione. che vedrà un pagliaccio crollare in un manto di silenzio. a volte vorrei essere un pazzo cattivo. ma dubito che i pazzi e cattivi sappiano di essere tali. boh.

giovedì 9 luglio 2015

c’è qualcuno là fuori, oltre gli schiamazzi che come stronzi nelle fogne stanno a galla nell’aria di questa notte? c’è qualcuno che sa far volare i propri pensieri nell’aria nera scura di questa notte che non tornerà più?

chi non ha i lupi può beatamente sorridere come un beato stronzo. chi non ha i lupi pascola sull’erbetta di questo sasso che chiamate mondo senza paura dei morsi e delle zanne affamate di sangue e anima. chi non conosce denti che affondano nelle sue carni è un bamboccio di plastica col codice a barre e la scritta made in china tatuate da qualche parte nella pelle irrorata di finta vita.

su un carro d’argento
l’alba senza timori
transita tra case asfalto e cemento

la notte senza clamori
celebra il suo sole spento


mi trapano sottilmente la pelle maculando di colore il buio da cui mi faccio ammantare morbido e deliziosamente arrendevole. il mio strano cadaverico pallore si specchia nella stagno dolcemente profumato di questa notte fredda ardente e scricchiolante. la linfa del mondo è un cappio che stringo al mio collo che vuole essere spezzato.