benvenuto nel mio privato notturno angolino ghiacciato. fra qualche
ora il tendone del mio circo mi accoglierà, funk! ma ora i miei occhi sono
pronti a trafiggere il buio fino allo splendere dell’alba. tra i miei capelli
da clown senza trucco c’è un alveare di immagini e mondi e un silenzio da
antica nave sperduta nella nebbia e nell’acqua nera. scivolano pensieri
strofinandosi con l’aria e con gli angeli che somigliano a pipistrelli in cerca
di sangue e petali vergini di cenere colorata. divoro e mi lascio divorare in
quest’angolino che è un castello un labirinto che sta in piedi sino al mattino.
poco prima dell’alba mi dissolverò e diventerò uno di voi, una spiga nel
granaio del mondo. in quest’angolino di notte, nella mia stanza bianca, un sole
stanco e sconvolto trova il suo riposo e per qualche ora può diventare pietra,
un vaso, un dolore senza voce, una manciata di sabbia lontana dal mare, un’onda
che s’infrange nel marmo del mio angolino splendidamente desolato. adesso mi
allontano per non sentire il fiato del mondo che non ha più niente da dire. mi
guardo allo specchio guardo i miei occhi e sono sempre io. meravigliosa
sensazione. il mio bosco, il mio dolore, i miei lupi sono pronti ad
accogliermi. meravigliosa sensazione.
giovedì 3 settembre 2015
lunedì 31 agosto 2015
... nel mio ponte immaginario, con la città acquattata sotto la coperta della notte, come un bimbo che cerca sicurezza...
nel mio ponte immaginario di pietre antiche, sotto l'acqua nera che trascina lacrime di silenziose esistenze...
nel mio ponte immaginario non t'ho mai incontrata...
... e le mie pupille sono le uniche che amo ascoltare...
[... parole scritte di getto dopo aver letto "ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale" del signor montale ]
sabato 29 agosto 2015
seguo le orme senza fine del cavallo della morte.
vorrei ora che mi scattassero una foto, il mio viso intonacato di una serenità
chimica ed ipnotica. il trucco è la sopravvivenza del pagliaccio. si strucca
per volare, quando può dolcemente essere solo. questioni di giorni e mi
regalerò una cena a base di vino e carne. carne e carne e sangue e vino e carne
e sangue. per coccolare il mio Io assassino e pericoloso. accendere la mia
anima mentre la luna cade nel buio dell’immortalità. adoro rubare schifosi
ritagli alla meccanica quotidianità. illusione di un’invulnerabilità confusa
intrisa di sangue e di un amore creato solo dai miei occhi distaccati come uno
specchio che riflette il vizio che non si fa non si deve fare non è bene e bla
bla bla. voglio risvegliare il mio Io assassino e cannibale, voglio fare una
passeggiata sino alla mia tomba attorniata di rovi gravidi scalfiti da un
dolore amico inseparabile.
lunedì 24 agosto 2015
con l’anima rivoltata come un calzino senza pelle, senza
rivestimento, mi lascio andare alla deriva tra pareti esagitate dall’assenza di
gente. voglio beatamente stare solo nel silenzio e nell’abisso romantico e
irregolare, vedere dal mio oblò l’umanità tutta intera, addormentarmi e
svegliandomi riguardare ciò che è molto e poco allo stesso tempo. vedo socrate
che beve la cicuta, il marmo di michelangelo, i colori di van gogh, le fluenti
note elettriche di jimi hendrix che si spandono a macchia d’olio nell’aria. le
mie labbra baciano un angolo pieno d’ombra, osservo le lettere che si stagliano
sul foglio di carta, il silenzio di stanotte è una spada, una maschera, una
sottile morte dolce e affilata. la mia anima è sola, adagiata in un letto di
cenere e candido oblio.
mercoledì 19 agosto 2015
eccomi qui nella mia piccola casetta del cazzo
eppure, nel cuore della notte, nel bel mezzo del mio bosco, tra lupi famelici e
fiumi di lava e graffi e sangue e maledizioni. la mia vita, la mia vera vita.
sanguino sorrido e danzo stando fermo. sono il pubblico di me stesso, il mio
pubblico preferito. non scrivo queste parole per ricordarle, archiviarle,
scolpirle… le scrivo perché…perché sto sanguinando non scrivendo. c’è il mare e
un prato verde e un deserto di sabbia nella mia piccolissima casetta del cazzo.
e io sono seduto nel marmo. mentre graffio la pelle, l’anima luccica come una
libidine segreta, i miei occhi sono perfetti polpastrelli ubriachi. per
divertirmi vorrei ora far scoppiare il mondo. mentre io sto nella mia isola di
tenebra e pazzia. fulmini e bicchieri e cascate come monumenti in una spiaggia
che è una privata stanza da letto. ora più che mai non voglio essere amato o
curato. le anime di rara fattura sono troppo preziose per un mondo di centri
commerciali. la mia vita è una pioggia oleosa in un meccanismo mortale. oscena
e lussuriosa questa calda notte sbagliata che vivo seduto nel mio marmo
personale.
venerdì 14 agosto 2015
fra qualche anno queste parole, queste paginette virtuali,
verranno cestinate nel dimenticatoio mattatoio isolato e troveranno posto in qualche
cartelletta di un archivio infernale. all’inferno magari qualche anima scazzata
le leggerà, una manciata ogni cento duecento anni, e saranno putride e
ingiallite, meravigliosamente comprensibili. ma all’inferno fa un caldo
bestiale, anzi infernale, a nessuno verrebbe voglia di dedicarsi alla lettura.
chissà se all’inferno ci sono quei bar un poco malfamati, meravigliosamente da
quattro soldi, quelli con buona musica e che vivono solo di notte. boh. sul
soffitto una piccola crepa, quasi all’angolo della stanza. non è una crepa, è
una ragnatela bianca come il cotone. c’è qualcosa di più metodico e poetico di
una tela di ragno?
domenica 9 agosto 2015
oggi ho avuto la mia dose di perversione.
dopotutto anche scrivere queste parole è una forma di perversione, avere i
capelli tra einstein e krusty il clown è perversione, guardarsi allo specchio è
perversione, scolarsi una bottiglia di vino è perversione, vivere e crepare
soli è perversione. ognuno ha le sue, di perversioni, un po’ come il buco del
culo e le idee. be’, sulle idee avrei qualche dubbio. come diceva lo scrittore,
l’importante è fregarsene di ciò che dicono i vicini che ti spiano dalle
tendine delle loro finestre. quella sì che non è perversione, è una forma di
genio. non spiare dalle tendine, intendo, ma fregarsene. il caos della strada
combatte con la musica del mio stereo, io nel mezzo come una fottuta terra di
nessuno a cui nessuno dedica attenzione. l’assenza di attenzioni può essere più
dolce del miele delle api del paradiso. sempre che in paradiso ci sia qualche
apicoltore. e sempre che si sia degli asociali con una certa tendenza ad un
silenzioso narcisismo. con oscena serenità penso alla morte, alla morte che
alla fine è giusto un attimo della nostra esistenza. la paura che accompagna la
morte è una brutta bestia. la tristezza, invece, che la ammanta, quella è in un
certo modo bellissima. le cose tristi spesso hanno con sé una bellezza che è
meglio di una notturna pioggerellina quasi silenziosa. la mia gabbia stanotte è
gialla ma di un giallo un poco opaco, tendente all’arancione. volo nella mia
gabbia come un uccello libero e ubriaco. un uccello che vola libero e ubriaco.
bello no?
martedì 4 agosto 2015
troppo spesso l’immaginazione viene
relegata nel sottoscala dell’animo, insieme a istinti e paure che tentiamo
invano di occultare. l’immaginazione è ciò che ci rende colorati in un mondo
che altrimenti sarebbe una fotocopia in bianco e nero di un modulo qualsiasi di
una grande burocrazia chiamata vita. dopotutto è con l’immaginazione che gli
uomini hanno creato gli dèi. gli uomini hanno creato gli dèi che avrebbero
creato gli uomini: fantastico!
un pagliaccio immerso nel suo fiume lunare
va nuotando incontro alle fiamme di un profondo sonno infernale. col mio becco
animale bucherello il cuore di questa notte così dolce, dannata e mortale. mi
sveglierò come un rampicante arrugginito che si specchia davanti ad una tv
accesa. mi sveglierò stropicciato come il volto di keith richards. scaverò un
umidiccio pozzo mentale e guarderò gli uccelli riempire di elettricità gli
spazi vuoti lasciati dalla fede e la famiglia e le sicurezze bagnate di nebbia
screziata di veleno e saliva porpora. mia splendida dama ottocentesca,
accarezza il mio sangue come fa la tempesta con le cose di questo mondo,
concedimi un ballo sotto la pioggia dettata dalla Tristezza. baciami e regalami
il sapore, l’illusione dell’eternità.
giovedì 30 luglio 2015
grossi sassi grigi nel mio labirinto. ne raccolgo uno e lo imbratto con
alcune gocce del mio sangue. la polvere dei giorni passati è stata spazzata via
dal chiudersi dei miei occhi. il mondo soffoca al di là del vetro, soffoca e
resta a guardare. un alveare privo di vita e confusione se ne sta rinsecchito
come una casa vuota che non aspetta ospiti. vorrei sanguinare sino a restare
esausto. senza che ci sia qualcuno a disturbare. mi volto per guardare il mondo
che lento si consuma abbandonato alle sue inutili stanchezze. quando il giorno
muore e l’alba è lontana l’orizzonte si spegne con misteriosa bellezza. cieche
parole come pipistrelli mi accarezzano volteggiandomi attorno.
sabato 25 luglio 2015
tempo fa mi dissero, in maniera neanche troppo offensiva,
che ero malato di pressappochismo. in un certo senso credo sia vero. credo che
gli umani abbiano un’intelligenza di tipo razionale, un po’ schematica e
tendente alla logica. ho sempre pensato invece che gli angeli avessero
un’intelligenza più di tipo intuitivo, come se loro non avessero bisogno di
fare tutti i passaggi per giungere ad una determinata idea o conclusione. se
davanti ad un’espressione algebrica intuisci il risultato mica c’è bisogno di
evidenziare tutti i passaggi intermedi, no? anche perché fare ciò sarebbe
dannatamente noioso oltre che inutile. parlo di quel tipo d’intelligenza che a
volte abbiamo nei sogni, quando vediamo le cose risplendere e non sappiamo da
dove provenga la luce e nemmeno c’importa di saperlo. oppure di quando, anche
con l’immaginazione, ci troviamo davanti ad un dirupo e camminiamo nei pressi
del baratro e proviamo un piacere che non riusciamo a spiegarci. o di quando
guardando la luna e non sentendola gridare vorremmo serenamente e dolcemente
morire.
martedì 21 luglio 2015
venerdì 17 luglio 2015
voglio una porta da trafiggere col mio passaggio. le porte
non sono mai innocue. vorrei qualcuno da disprezzare, qualcuno a cui soffiare
in faccia la mia ruggine sanguinolenta. vorrei spaccarmi come una roccia.
pisciare in giro inquinando la placenta. aspetto che arrivi il buio. il buio
qui. buio in cui impazzire ridendo sprezzando il mondo come un pagliaccio dal
coraggio rossoscuro. beffardo sorseggio il mio dolce calice di cianuro.
aspettando il buio. il buio qui.
lunedì 13 luglio 2015
ho perso il conto delle gocce di pioggia che sbattono
contro il culo del mondo. in realtà a tenere i conti sono una frana. e me ne
compiaccio. non conto nemmeno le mie gocce di sangue, quando mi graffio. a
volte le spiaccico sulla pelle col polpastrello colorandomi come un guerriero
apache. è questa una notte arancione. che vedrà un pagliaccio crollare in un
manto di silenzio. a volte vorrei essere un pazzo cattivo. ma dubito che i
pazzi e cattivi sappiano di essere tali. boh.
giovedì 9 luglio 2015
c’è qualcuno là fuori, oltre gli schiamazzi che come
stronzi nelle fogne stanno a galla nell’aria di questa notte? c’è qualcuno che
sa far volare i propri pensieri nell’aria nera scura di questa notte che non
tornerà più?
chi non ha i lupi può beatamente sorridere come un beato
stronzo. chi non ha i lupi pascola sull’erbetta di questo sasso che chiamate
mondo senza paura dei morsi e delle zanne affamate di sangue e anima. chi non
conosce denti che affondano nelle sue carni è un bamboccio di plastica col
codice a barre e la scritta made in china tatuate da qualche parte nella pelle
irrorata di finta vita.
su un
carro d’argento
l’alba
senza timori
transita
tra case asfalto e cemento
la notte
senza clamori
celebra
il suo sole spento
mi trapano sottilmente la pelle maculando di colore il buio
da cui mi faccio ammantare morbido e deliziosamente arrendevole. il mio strano
cadaverico pallore si specchia nella stagno dolcemente profumato di questa
notte fredda ardente e scricchiolante. la linfa del mondo è un cappio che
stringo al mio collo che vuole essere spezzato.
sabato 4 luglio 2015
nessuna scusa per essere invisibile come un fantasma che
comunica attraverso pensieri che non vogliono essere ascoltati. il distacco è
la migliore arma per difendersi dalla noia del mondo, la migliore arma per
accettarsi e forse amarsi, per non lasciarsi sporcare dai detriti sociali
nebulizzati nell’aria dalle menti avvelenate.
come un fantasma non ho peso e non ho forma e vago tra le
mille e mille notti dimenticate, finite senza che i milioni di occhi le abbiano
anche solo sbirciate. come un fantasma la mia famiglia, il mio passato è solo
una stupidissima fiaba, un mucchio di stracci, di roba da lasciare sul
marciapiede per i meno fortunati. roba da fare venire i conati. credo che un
fantasma che cammina su questa terra si domandi “ma ci sarà un mondo migliore
per me?”. forse non c’è, e allora penserà “porca puttana, allora mi
vendicherò!”.
chi possiede briciole di talento rifugge il contatto delle
viscide lingue mediocri, per restare intatto, per nutrire quella vita interiore
che gli altri non conoscono, per non sporcare i propri luoghi sacri.
Iscriviti a:
Post (Atom)